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di Paola Troncone

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Angelo Gilardino

La chitarra

prefazione di E. de Segovia

Milano, Edizioni Curci, 2010, pp. 238.



Il volume di Angelo Gilardino, che inaugura la collana “Lezioni Private” delle Edizioni Curci, ci dichiara immediatamente uno dei suoi fili conduttori con la presenza di un cd di celebri brani di Bach, Scarlatti, Tárrega, Sor, Llobet, Granados, Albéniz, eseguiti da Andrés Segovia. Della Fondazione che prende nome a Linares dal grande chitarrista, Gilardino è stato per otto anni direttore artistico; e se dichiara di aver studiato il suo percorso “da lontano” e di non essere stato “tra i suoi adoratori”, ne ha invece analizzato le partiture inedite, gli appunti interpretativi e le numerose lettere, per farli confluire nell’ambizioso progetto  della Fondazione, che era in possesso di un materiale grezzo e mastodontico, ottenendo una vibrante attestazione di riconoscenza e di ammirazione da parte della vedova Emilia Segovia, che cura la Prefazione di questo libro.


La stessa non manca di ricordare quel brano, Colloquio con Andrés Segovia dedicato da Gilardino alla memoria del Maestro, da lei considerato, tra i brani celebrativi,  “uno dei più bei pezzi per chitarra che io abbia mai ascoltato”. 


Per esemplificare il ruolo di Segovia nei confronti della chitarra occorre citare un’osservazione di Gilardino: “La grande intuizione di Segovia fu quella di stimolare e incoraggiare i compositori a costruire un nuovo repertorio per la chitarra, offrendosi come demiurgo tra la chitarra ideale pensata dai compositori e quella reale che egli padroneggiava”.


Quanto alla destinazione specifica di questo libro, nella Introduzione Gilardino afferma di rivolgersi “soprattutto agli appassionati di musica, ai quali la chitarra e il suo repertorio sono ancora poco noti” (p. 5), e di aver voluto  scrivere un libro “in cui gli autori e i brani del repertorio più adatti a formare una conoscenza basilare della musica per chitarra siano presentati in una forma semplice, accessibile anche a chi non sia chitarrista e persino a chi non disponga di una formazione musicale” (p. 5).


Ma occorre fare attenzione; queste dichiarazioni di principio  non aprono ad una lettura “facile”, di tipo morbidamente divulgativo: è lo stesso Autore che dichiara quanto sia difficile scrivere in modo apparentemente semplice per brevità e sintesi, senz’altro non per esposizione di contenuti, in quanto proprio le piccole tessere biografiche sono portatrici di conoscenze approfondite che devono veicolare  profondità di conoscenza nel lettore. Tanto da fargli ricordare che “il contenuto di questo libro è frutto delle ricerche di parecchi studiosi, i cui scritti da decenni si sono accumulati allo scopo di sostituire, nella storia della chitarra, i risultati delle ricerche agli aneddoti e alle leggende” (p. 5).


Ancora, Gilardino si esprime riguardo la scelta di esaminare alcuni musicisti e non  altri, mostrando il proprio criterio di selezione, dettato per l’appunto dal carattere informativo del volume che lo ha obbligato “a limitare la selezione a una parte del repertorio e a tralasciare autori e opere di rilievo non minore” (p. 5).


Il repertorio preso in esame è quello costituito dalle pagine più significative del repertorio della chitarra esacorde, quindi della musica scritta per chitarra nei secoli ‘800 e ‘900, “considerando anche la reperibilità delle musiche nelle incisioni discografiche disponibili, nonché la loro ricorrenza nei programmi dei concertisti” (p. 6). In questo senso, risulta interessante  l’inclusione di alcuni musicisti “che non hanno mai composto musiche originali per chitarra e che, tuttavia, nelle trascrizioni e nelle interpretazioni dei chitarristi, hanno trovato, per certi loro pezzi scritti per altri strumenti, una destinazione nuova, che ha finito per sovrapporsi a quella originaria” (p. 6) (vedi il caso di Asturias).


Interessante, per rimanere sugli intenti seguiti da Gilardino nella stesura del suo testo, un’ intervista da lui rilasciata a “Temporal Magazine”, dove, nel ribadire l’intento divulgativo che  ha ispirato l’opera, precisa la volontà di “avviare [il pubblico] su  una strada della percezione più responsabile”, aggiungendo che “non esistono élites se non quelle della ‘buona volontà’. La musica bella, scritta bene non si pone in termini criptici, critici all’ascoltatore. Per formare queste conoscenze non occorre studiarle, basta l’ascolto che produce l’affinamento di se stesso”. 


Il libro è una galleria di personaggi tratteggiati in brevi frammenti di vissuto, dal cui racconto emergono tematiche varie, tra tutte quella del rapporto tra i musicisti e il potere politico, la realtà sociale e statale, in una parola  la relazione tra Arte e Storia, intesa questa come storia individuale e tempo soggettivo che si dipanano sullo sfondo di una Storia Universale e un Tempo Oggettivo.


Da qui, la proposta di uno scenario biografico ‘alternativo’, (rispetto agli elementi cronologici e biologici di una vita umana), proprio per la capacità di cogliere le sfumature più intime  e problematiche del vissuto dei vari personaggi. Non mancano, alla fine di ciascun “ritratto”, dei suggerimenti di ascolto, con l’indicazione dell’esecutore o degli esecutori migliori di quel repertorio.