Libri e Partiture
Recensioni scelte

di Paola Troncone

ptroncs@gmail.com

HOMEhttp://www.dotguitar.it
Pag. 1   2 gilastudi2.htmlshapeimage_5_link_0shapeimage_5_link_1
HOME NOVITA’ EDIT.http://www.dotguitar.it/zine/archivi/novedit.html
 
LINK AL SITO DELL’EDITOREhttp://www.edizionicurci.it/printed-music/scheda.asp?id=3132#ancora_top

Angelo Gilardino

Studi Facili per chitarra

Collana Maestri della Chitarra

Milano, Italy, Edizioni Curci 2011 (EC11770), pp. 46.

CD Allegato - A.Mesirca, chitarra



L’Introduzione di Angelo Gilardino ai suoi Studi Facili per Chitarra, pubblicati per la collana diretta da Filippo Michelangeli “Maestri della Chitarra”, Edizioni Curci, 2011, si apre con un interrogativo retorico sulla necessità o meno di offrire un ennesimo contributo a insegnanti e alunni.


La risposta è immediata: “Esiste un vuoto da colmare”.


Un vuoto che si è costituito in un settore degli studi relativi alla “musica moderna”, per la quale, dice l’Autore, “non si dà uguale ricchezza negli studi introduttivi” rispetto a un’altra modernità (lo sottolineiamo perché non possiamo diversamente definirla), occupata “dai maestri dell’Ottocento e del Novecento tradizionalista” in un arco temporale teso tra Sor e Castelnuovo-Tedesco. Gilardino sottolinea perciò come la sua raccolta di studi intenda offrire un contributo segnato da una “fisionomia stilistica propria” alle opere didattiche presenti.


“Il primo e fondamentale obiettivo cui ho mirato è dunque la simbiosi tra tecnica e musica” , dichiara Gilardino, dopo aver esplicitato la sua intenzione di comporre brani che “trattando aspetti ben individuati” del vocabolario chitarristico,  “collocano ogni procedimento tecnico in un discorso musicale compiuto, vincolando la diteggiatura a precise finalità di ritmo, di espressione, di fraseggio, di colore”.


Dunque, si può parlare di ‘tecnica’ intesa come abilità manuale, atta alla produzione di ‘oggetti sonori’, e, più in generale, come conoscenza meccanica dello strumento, solo se posta in una relazione fortemente dipendente con la ‘musica’, con quel complesso e articolato  processo di formalizzazione grafico-sintattica, generatore dell’estetica di un’arte.


L’identificazione tra tecnica  e musica costituisce un tema di estremo interesse presso i compositori contemporanei (facciamo solo il nome di Boulez) impegnati ad affrontare il rapporto identificativo tra elemento espressivo e linguaggio, alla tecnica stessa del linguaggio. Questo modello di pensiero  attiva un processo di comunicazione basato su una composita relazione tra il compositore, la sua opera e il destinatario (inteso come pubblico, ma soprattutto come esecutore), che ne sarà investito per poterlo individuare e decifrare all’interno del suo background culturale e musicale.


Di qui l’invito perentorio all’allievo che dovrà “imparare a subordinare sempre ogni suo gesto meccanico a un risultato estetico”, e, non meno apertamente, a tutti quegli insegnanti che sono abituati a svolgere il proprio lavoro  “curando fin dall’inizio non soltanto l’apprendimento della tecnica, ma anche la formazione musicale degli allievi”.


Il richiamo a entrambe le parti (insegnanti/allievi), sulla necessità “di riflettere sugli aspetti musicali” fin dall’inizio del percorso di apprendimento, è l’unico atteggiamento perseguibile per chi si senta pronto ad accogliere la sfida di una comprensione autentica del linguaggio musicale attraverso l’apprendimento dei concetti-pratiche  musicali  “del legato, dello staccato, dei diversi  accenti, del crescendo e del diminuendo, del laissez vibrer…” poiché essi, dinamiche e articolazioni “sono parte strutturale (e non accessoria) di ogni singolo brano”.


In questo senso, dietro l’apparente ‘facilità’ di queste  brevi composizioni (certo è fuori luogo il confronto con gli impervi Studi trascendentali), vi è la richiesta di un impegno che squarci le nebbie che spesso disorientano un ingente numero di insegnanti sedotti dalla convinzione che “sia loro dovuto il piacere di suonare in stato di inerzia mentale”.


Ed è proprio a questi che Gilardino sembra rivolgersi con maggiore fermezza, perché se è vero che la narrazione in musica è distribuita nei suoi svariati livelli comunicativi (comunicazione del compositore, dell’interprete, dell’ascoltatore, ma anche dell’opera in sé) è anche vero che può essere decifrata e recepita solo da chi conosce i codici di scrittura e di rappresentazione simbolica utilizzati in partitura. E non ci si illuda che il discorso possa concludersi nella semplice alfabetizzazione musicale, dal momento che l’evoluzione della scrittura e dei numerosi idioletti è molto più complicata di una semplice lettura testuale!


Gilardino ci invita ad accostarci “al repertorio del Novecento” attraverso questi studi che si differenziano da quelli “classici o tradizionali” sotto vari aspetti: “nella scrittura”, che si distanzia da quella dei “modelli ottocenteschi”; e nell’abbandono di un “vincolo tonale”, adottando al suo posto un linguaggio modale  ricco di cromatismi.


Si tratta cioè di una scrittura in cui la forma rinuncia allo sviluppo tradizionale, sostituendo, a una direzionalità basata su relazioni di cause ed effetti, delle “asimmetrie del periodare musicale”, sottolineate da “frequenti cambi di metrica” e dall’“uso delle parti incrociate”, respiri e sospensioni che costituiscono momenti di grande tensione espressiva. Lo mostrano già i primi due studi sulle corde a vuoto, Stendardo (n°1) e Nuvole (n°2), in cui si alternano ritmi puntati e accordi arpeggiati, tali da indurre a provare l’istantanea sensazione di  essersi tuffati in mondo sonoro attraverso quel semplice e al contempo imponente “laissez vibrer sempre”.


La raccolta si configura in venti piccole composizioni cui si può attingere, nonostante la continuità logica di un percorso che va ‘da/a’, sotto il profilo progressivo di problematiche affrontate, in maniera libera, lasciando appunto l’opportunità al didatta di ordinare la successione dei brani secondo una costruzione di un percorso musicale personale che tenga conto del “criterio con cui sta guidando la formazione di ogni singolo allievo”.