Ferdinando Carulli

Grande Sonata in Do magg. (Prima edizione moderna)

Revisione e diteggiatura di Enea Leone

Armelin Musica (AM - PDM 281) - Padova



E' uscita nel 2013 per i tipi di Armelin la revisione a cura di Enea Leone della Gran Sonata in do Maggiore (senza numero d'opera) di Ferdinando Carulli.


Le note introduttive del revisore ci dicono che il pezzo appare come brano conclusivo di una "Gran Recueil" contenente 24 preludi e 24 pezzi pubblicata da Breitkopf & Hartel a Lipsia nel 1832 circa.


Lo studioso Marco Riboni afferma che Ferdinando Carulli è "il più sottovalutato compositore per chitarra dell'Ottocento"; in due articoli apparsi sui numeri 161 e 162 del Fronimo (gennaio ed aprile 2013) Riboni ha analizzato la produzione sonatistica di Carulli, che da quello che conosco certamente meriterebbe una maggiore attenzione (esistono in effetti diverse composizioni scritte da Carulli in forma sonata - tra le altre Riboni cita l'opera 16b, della quale Piero Viti ha curato un'edizione moderna per Eurarte, le opere 21 e 83....


Attenzione: non bisogna lasciarsi trarre in inganno dai titoli, infatti in alcuni casi - come l'Op. 2 ed altre  - il titolo di  Sonata viene dato a pezzi che non sono in forma sonata, mentre in qualche caso la situazione è capovolta).


Anche per questo la pubblicazione di Armelin di una "vera" sonata di Carulli è certamente benvenuta. Ricordo qui che Ruggero Chiesa pubblicò le Tre Sonate Op. 21, che a mio parere costituiscono un'ottima scelta anche per gli allievi che devono affrontare l'esame di compimento medio del vecchio ordinamento di chitarra nei conservatori - nonché per quelli del nuovo triennio, ove sia prevista una prova analoga a quella del vecchio ordinamento che prescrive: "Una composizione di rilevante impegno virtuosistico (Sonata, Fantasia o Tema con variazioni) del primo Ottocento".


Mi sembra che la pubblicazione curata da Enea Leone per Armelin aggiunga, in questo senso, un'altra interessante possibilità di scelta.


Si tratta in questo caso di una sonata in un solo movimento in forma di allegro di Sonata, preceduto da introduzione lenta -  come avviene nel "Gran Solo" Op. 14 di Sor e nella "Grand Ouverture" Op. 61 di Giuliani.


Già nell'introduzione appaiono chiari gli elementi del linguaggio musicale preferito da Carulli, che gioca sulla eleganza, trasparenza e fluidità della scrittura strumentale senza gli addensamenti armonici di Sor  - e, a volte, di Giuliani, a nche se in qualche momento non fa mancare qualche "preziosità" armonica. Una libera cadenza porta al successivo allegro (che inizia a battuta 24), il cui materiale tematico è chiaro ed esposto correttamente; dopo una sezione breve ma reale di "sviluppo" (da battuta 92 a 103), nella ripresa i due temi compaiono, secondo i canoni viennesi, entrambi nella tonalità d'impianto di do maggiore.


Ancora una volta si può notare la perizia nell'adattare alla chitarra moduli pianistici od orchestrali (come il basso ribattuto), la sapiente alternanza di zone a diversa densità sonora, l'uso di elementi tecnici tipicamente chitarristici come arpeggi e passaggi a polifonia "spezzata" nelle codette. Spesso compare uno dei "marchi di fabbrica" di Carulli, il "suo" tipico accordo di terza e sesta (ad esempio alle battute 49 e 50).


L'edizione di Enea Leone è accuratamente diteggiata (Leone ha curato una serie di musiche per Armelin, tra le quali compaiono opere di Regondi, Mertz e Legnani) e presenta anche la riproduzione in facsimile dell'edizione originale.


Credo che sia giunto il momento di dedicare maggiore attenzione alle Sonate di Carulli, visto che forse tra i chitarristi compositori dell'epoca lui è quello che ne ha scritte di più (forse più di Giuliani, Sor e Paganini messi insieme!), cimentandosi in modo brillante (a giudicare da questa composizione e dalle tre sonate dell' Op. 21) con la forma musicale principe dell'Ottocento, forma che i chitarristi devono studiare in conservatorio per gli esami di Armonia e Storia della Musica, ma della quale hanno molto meno esempi d'epoca sui quali impratichirsi rispetto ai loro colleghi, in particolare ai pianisti - che quando arrivano a studiare la teoria e la storia della Sonata classica magari ne hanno già suonate tante di Haydn, Mozart, Clementi...


Al di là della indubbia valenza pedagogica, credo che queste Sonate di Carulli possano bene essere
presentate anche in concerto; mi pare che in ogni caso l'elemento di genialità compositiva che le rende didatticamente indispensabili e concertisticamente utili stia proprio in quella sorprendente capacità (che Carulli dimostra in modo particolare) di adattare con facilità alla natura ed alla peculiarità dello strumento forme e stilemi nati per la tastiera del pianoforte, o per il quartetto o per l'orchestra.


In questo senso la freschezza, scorrevolezza e coerenza stilistica di questo repertorio merita una indubbia attenzione; starà certo alla responsabilità del chitarrista l'intelligenza nel dosaggio del programma e negli accostamenti tra i brani che lo compongono (oltre che nella interpretazione in senso stretto del singolo pezzo), cosa che permetterà di valorizzare al massimo questa musica, senza dare l'impressione di offrire globalmente una proposta di programma "debole"; ma il discorso ci porterebbe lontano e non toglie il diritto-dovere di valorizzare adeguatamente musica che ha indubbi elementi di interesse come questa.


Piero Bonaguri