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di Paola Troncone

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Stefano Picciano

Miguel Llobet. La biografia


Autore: Stefano Picciano

Anno ed.: 2015

Collana: Studi e Testi

Pagine: pp. 300

Formato: 140x210 mm

Rilegatura: Brossura (copertina morbida)

ISBN: 978-88-8109-493-6

Codice: LB 24

ED. Ut Orpheus (Vai al Link)


Nell’intervista  Un dialogo con il grande chitarrista Miguel Llobet, rilasciata al quotidiano “La veu de Catalunya”, il noto compositore catalano interrogato dal critico teatrale Modest Sabate sulla possibilità di un’evoluzione delle sonorità della chitarra,  dichiarava che “la chitarra sarà sempre uno strumento ‘da camera’ ”, alludendo a un concetto ben preciso, strettamente corrispondente al nucleo più intimo della sua natura, piuttosto timida e distante da qualsivoglia forma di ridondante esteriorità.


Siamo nel 1929. Llobet è appena rientrato in patria da una delle sue numerose tournée in Sudamerica, precisamente in Uruguay e in Argentina. Questa volta il suo soggiorno nel Nuovo Mondo non era stato una ‘toccata e fuga’, come altre volte era accaduto; al contrario, si era concluso, dopo otto lunghi mesi, tenendo concerti nelle più importanti città di quei paesi e realizzando, inoltre, una serie di registrazioni di alcune  sue trascrizioni  per due chitarre di musiche di Albéniz, Granados, Mozart, Mendelssohn e Falla, insieme a Maria Luisa Anido.


Il  ragazzo che, appena quindicenne, allievo di Tarrega al Conservatorio Municipale di Barcellona tra il 1894 e il 1901, aveva mosso i primi passi della sua carriera nella dimensione accogliente e familiare del ‘salotto’, è ora all’apice della sua attività concertistica e del successo.


La consacrazione da parte della critica internazionale e locale quale straordinario virtuoso dello strumento dalla sensibilità raffinata e pura, capace di trasformare la chitarra “in una fonte di inaspettate suggestioni emotive”, era  avvenuta molti anni addietro, a partire da quei primi concerti del 1898, in cui il chitarrista catalano, non ancora ventenne, era stato osannato quale ‘principe delle Asturie’ (essendo stato  ravvisato in Tarrega il Re), dalle più prestigiose testate giornalistiche catalane tra cui “La Vanguardia” e “La Atlantida”, per continuare poi ad imporsi sulla stampa internazionale attraverso le innumerevoli performances in Europa e oltre oceano.


Importante fu la permanenza per circa un decennio a Parigi, dal 1904 al 1914 - conclusosi sulla soglia del conflitto mondiale -, sotto il segno di una sincera amicizia con il celebre pianista suo conterraneo Ricardo Viñes.


Fu questi a introdurlo nel gotha della musica, presentandogli Fauré, d’Indy, Dukas,  Ravel, come pure gli spagnoli Falla, Granados e Mompou, nonché Stravinskij,con cui entrò in grande simpatia; e Debussy, che dopo averlo ascoltato pare esclamasse la famosa frase “la chitarra è un clavicembalo espressivo”.


E ancora, lo sbarco a New York, nel ‘15, al seguito di Granados, che gli costò ben ventuno giorni di ‘prigionia’ a bordo del Montevideo, a causa delle condizioni climatiche avverse; il concerto al Princess Theatre, in cui per la prima volta eseguì la sua trascrizione della Danza Spagnola n° 5 di Granados, tanto corteggiata dallo stesso Segovia (singolare il fatto che tra gli ospiti della serata figurava anche l’adolescente pianista uruguayana, allieva prediletta di Granados, Paquita Madrigueira, che nel ’33 sposerà Segovia). 


Seguì poi  la partecipazione assidua agli eventi culturali più in vista della buona società borghese newyorkese, che, successivamente, si tradurranno, nel 1931, nel memorabile concerto di Washington, organizzatogli dallo Spanish Arts Festival presso la National Library,- il cui compenso elargito dalla più ricca e generosa vedova del Massachussets, Mrs. Coolidge, rimarrà  impresso per lungo tempo negli annali dei cachet del concertismo contemporaneo.


La conoscenza con Segovia, i rapporti intessuti con il mondo chitarristico italiano negli anni della maturità, attraverso il fitto  quanto significativo carteggio con Benvenuto Terzi e Benedetto Di Ponio, ci fanno comprendere quale e quanta sia stata l’influenza della scuola chitarristica spagnola  su quella italiana… 


Tutto questo e tanto altro ancora affiora nitidamente dalla minuziosa ed equilibrata ricostruzione biografica del musicologo e chitarrista Stefano Picciano.


Frutto di una meticolosa ricerca cominciata nel 2011 e durata circa tre anni, non scevra da ostacoli e difficoltà nel reperimento di una vastissima quantità di documenti.