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di Mauro Tamburrini

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Picciano, Stefano

Miguel Llobet. La biografia


Autore: Stefano Picciano

Anno ed.: 2015

Collana: Studi e Testi

Pagine: pp. 300

Formato: 140x210 mm

Rilegatura: Brossura (copertina morbida)

ISBN: 978-88-8109-493-6

Codice: LB 24

ED. Ut Orpheus (Vai al Link)





A 77 anni dalla morte di Miguel Llobet, esce oggi la prima biografia del grande maestro catalano. Come è nata l’idea di questa ricerca?


L’origine del mio interesse per la figura di Llobet risale agli anni dei miei studi. Ricordo che provai una immediata simpatia per questo autore, le cui opere mi apparivano caratterizzate da una semplicità e una minuziosa cura del dettaglio estremamente affascinanti. Avevo però la netta impressione che la storiografia non avesse ancora messo in luce l’importanza di questo maestro nella storia della chitarra.


Per questo ho accettato la sfida di una ricerca che si annunciava non facile né breve, ma irresistibilmente interessante: quella di tentare una riscoperta della sua biografia, e dunque della sua eredità.


La mancanza di una biografia di Llobet, considerata l’importanza del personaggio, mi appariva ingiusta: stranamente, della sua vita fino ad oggi si conoscevano solo aspetti frammentari, incompleti e talora persino contraddittori… il suo è invece un itinerario biografico ricco, pieno di sorprese, che mette in evidenza il ruolo rivestito da questo grande maestro.  


Una ricerca iniziata nel 2011 e terminata in questi giorni. Come si è organizzato il lavoro?


Si trattava innanzitutto di recuperare tutto il materiale esistente su di lui nelle emeroteche. Ho iniziato un’ indagine su diversi paesi, alla ricerca dei quotidiani spagnoli, francesi, tedeschi, italiani e americani in cui fosse citato il nome di Llobet.


Questa fase ha richiesto molto più tempo del previsto: Llobet è citato nei quotidiani di questi paesi molto più di quanto si possa pensare! Una volta raccolto tutto il materiale, ho cercato di riordinarlo. Così mi sono trovato tra le mani centinaia di documenti da studiare.


Devo confidare che in alcuni momenti (il cui solo ricordo, ora, mi impressiona) trovandomi “sommerso” tra carte non sempre facilmente ordinabili, sono stato colto da sconforto e smarrimento, e dalla tentazione di lasciar perdere tutto, pensando di non venirne a capo.


In quei momenti, perciò, ho dovuto imparare davvero la pazienza: le quattro o cinque pagine che riuscivo a osservare ogni giorno – apparentemente nulla rispetto alla quantità di materiali immobili sulla scrivania, nei cassetti, persino sul pavimento… – mi insegnavano un atteggiamento nuovo, capace di pazienza, di calma, di osservazione attenta.


Ogni documento, infatti, “parlava” molto di più di quanto, al primo sguardo, sembrasse. Ogni foglio diventava prezioso, in quanto capace di dare un apporto magari piccolo (un particolare, una data, un suggerimento…) ma sempre unico. Come in un immenso puzzle, i tasselli lentamente si ricomponevano…


Qual era esattamente l’obiettivo che ti eri posto?

Naturalmente intendevo ricostruire il più dettagliatamente possibile il suo percorso biografico, ma al contempo ero mosso dalla speranza di poter offrire un ritratto della persona.


Di poter scoprire Miguel Llobet. Nel 2014, quando già avevo realizzato una prima bozza del testo, sono andato a Barcellona.


Ricordo che la sera in cui sono partito, mentre sorvolavo il Tirreno, ero un po’ stranito e mi chiedevo che cosa mi avesse spinto ad arrivare fin lì, in quell’aereo che attraversava la notte verso la costa catalana.


Non si trattava, infatti, solo di un accademico spirito di ricerca, ma avevo la chiara percezione che nella figura di Llobet ci fosse qualcosa da scoprire, una umanità - oltre all’importanza indiscutibile dell’artista - che forse non è stata ancora ben messa in luce: e spero che questo ritratto “umano” possa trasparire tra le righe del testo. Ma questo dovranno essere i lettori a dirlo.


Accennavi prima ad alcuni momenti difficili della ricerca. Quali sono stati i maggiori ostacoli?


Sicuramente la vastità del tema e la difficoltà nel recupero delle fonti. Ricordo che lasciavo sulla scrivania le “questioni” aperte, anche per mesi, e poi accadeva all’improvviso che un documento - magari apparentemente poco importante - offrisse le informazioni giuste, risolvendo il problema.


Allora saltavo sulla sedia!... Alcuni periodi della sua biografia sono rimasti a lungo oscuri (proprio come in un puzzle… non decidi tu quali parti ricomporre prima) ma il confronto tra le fonti ha permesso una ricostruzione soddisfacente del suo itinerario.


In questo è stato decisivo l’aiuto di alcune persone: ricordo certe telefonate con amici chitarristi, a cui confidavo le difficoltà e l’incertezza sull’esito. Loro mi incoraggiavano totalmente, invitandomi a proseguire la ricerca. Questo è stato decisivo per me.


Quali sono stati, invece, i momenti più interessanti in questi anni?


Nel corso dei tre anni ho attraversato momenti molto diversi tra loro: dai faticosi pomeriggi trascorsi a decifrare e tradurre centinaia di articoli di giornale, fino - dal lato opposto - all’emozione di tenere in mano i manoscritti originali delle opere di Llobet, le lettere scritte di sua mano, i suoi quaderni …


Ma ciascun momento - al di là dell’emozione che suscita - concorre a orientare la persona verso la meta. Per questo ogni momento ha una dignità e un’importanza a livello oggettivo che non devono essere dimenticate.


Quali sono, in poche parole, i temi più rilevanti del libro?


Molto importante - come nella vita di ogni uomo - è l’infanzia, con l’interesse per la pittura; poi la vocazione chitarristica, il rapporto con Tárrega, e i primi concerti in Spagna. In seguito il periodo francese, che è stato una grande sorpresa: Llobet a Parigi è protagonista di una intensa attività concertistica, che nel libro ripercorro; ma ho scoperto che a Parigi si reca già prima, in più occasioni.


Poi vanno citati i continui viaggi in Europa e nelle Americhe, ricchi di aneddoti e di incontri. Negli Stati Uniti porta la chitarra davanti a presidenti e uomini di Stato, le più illustri personalità gli organizzano serate; in America Latina torna a più riprese nei maggiori teatri… Gira per il mondo, e quando torna a Barcellona suona per i suoi amici, come racconta la moglie.


Particolare cura, poi, ha richiesto la ricostruzione del soggiorno italiano, nel quale Llobet conosce i nostri maestri, divenendo amico di molti di essi ed influenzando in modo decisivo la storia chitarristica del nostro paese.


Fino allo scoppio della guerra civile, che devasta Barcellona; ma mentre molti fuggono, Llobet rimane, e osserva dalla finestra lo strazio della sua città. Declina in quel periodo, quasi ad accompagnarne le sorti. Rifiuta di riprendere i concerti, afferma di voler vivere da allora “di contemplazione”.


Qual è, dunque, il ruolo di Llobet nella storia della chitarra?


Le conclusioni del libro sono dedicate interamente a questo tema, che qui possiamo solo accennare. Il punto focale, a mio parere, è il modo in cui Llobet coglie l’eredità di Tárrega - padre dell’estetica moderna della chitarra - e ne rielabora i contenuti, in una valorizzazione delle caratteristiche proprie dello strumento.


Se con Tárrega nasce una nuova concezione dello strumento - che si affranca dai condizionamenti delle epoche precedenti per trovare un suo personale linguaggio - Llobet prosegue l’opera e valorizza al meglio le caratteristiche della chitarra, specie nello sfruttamento del suo timbro. Ho riflettuto a lungo su questi aspetti, e sarei lieto di dialogarne con colleghi e appassionati.


Questo libro è certamente una meta, ma intendo proseguire il lavoro, per approfondire ancor più questa figura decisiva per la storia della chitarra e, attraverso di essa, quella bellezza che così chiaramente traspare nelle sue musiche.


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Sul prossimo numero di DotGuitar ci sarà un’ampia recensione del volume.