Sergio Monaldini

Chitarra Romantica


Luigi (Rinaldo) Legnani e il virtuosismo strumentale nell'Ottocento


2015, 203 p., ill., brossura

Editore Longo Angelo  (collana Storia)

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“Il miglior chitarrista del mondo; un talento prodigioso che trasforma la chitarra nel violino di Paganini; stupefacente, meraviglioso, miracoloso; quando si assiste a un suo concerto non si riesce a credere ai propri occhi e alle proprie orecchie: questi erano i giudizi che nella prima metà dell'Ottocento la stampa musicale dava delle esecuzioni di Luigi Legnani, uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi.


Fenomeno sconcertante che impressionò il pubblico di tutta Europa per abilità tecnica e forza interpretativa, prolifico compositore, innovatore e sperimentatore che contribuì in collaborazione con i più importanti liutai dell'epoca a dare la forma moderna allo strumento, Legnani va considerato come uno dei principali esponenti del virtuosismo strumentale romantico e un'autentica pietra miliare nella storia della chitarra.”


Luigi Rinaldo Legnani, pur essendo oggi riconosciuto tra i maggiori esponenti della chitarra ottocentesca, è un musicista la cui figura presenta ancora tratti oscuri, sia sul versante biografico, che su quello musicologico.


Un certo risveglio di interesse sorto negli ultimi anni intorno la figura di questo straordinario maestro, che all’epoca poté fregiarsi del titolo di “Paganini della chitarra”, sta segnando però una inversione di rotta rispetto l’oblio nel quale il musicista sembrava essere a lungo caduto dopo la sua morte.


La presente preziosa pubblicazione, di cui è autore Sergio Monaldini, rappresenta in questo senso un vero caposaldo ed uno dei più validi contributi per fare nuova luce sull’autore. Il volume, intitolato “Chitarra romantica – Luigi (Rinaldo) Legnani e il virtuoso strumentale nell’Ottocento” propone una puntuale e ben documentata ricostruzione della biografia del musicista, basata su tantissime fonti e documenti.


L’autore ricompone, come in un puzzle, la vita del celebre chitarrista mettendo insieme con pazienza certosina dati già conosciuti e  notizie recuperate dalle più varie fonti, ridisegnando alla fine un ritratto biografico per la prima volta organizzato in maniera organica e scientifica.


Nei vari capitoli (densi di citazioni tratte da interessantissimi documenti originali) ripercorriamo tutta la folgorante parabola artistica di questo straordinario musicista, dalla sua nascita a Ferrara nel 1790 sino alla morte avvenuta in tarda età nel 1877 a Ravenna.


Nella sua lunga vita, trascorsa attraverso le varie stagioni del travagliato secolo ottocentesco, segnate da sconvolgimenti politici e sociali, Legnani riuscì ad imporsi con la chitarra, strumento giudicato all’epoca ancora “povero”, rilanciandone le possibilità espressive a livelli tecnici impensabili dopo l’esperienza artistica di Giuliani e Sor, da qui il paragone con Paganini che ne accompagnò la fama.


La fortuna del musicista si basò, infatti, su uno straordinario talento esecutivo, pienamente riconosciuto dai suoi contemporanei, e su una straordinaria forza comunicativa delle sue interpretazioni concertistiche.


Il libro, quindi, ripercorre tutte le tappe della lunga e eclettica carriera dell’artista, dai concerti iniziali che vedevano Legnani impegnato nel doppio ruolo di cantante e chitarrista (interpretò anche numerose opere come cantante), al suo impiego lavorativo come violinista in orchestra (ruolo svolto con una certa continuità fino alla vecchiaia), fino alla sua piena affermazione in tutta Europa come virtuoso di chitarra, condividendo i palchi con i maggiori musicisti dell’epoca, uno tra tutti il giovane Listz.


Il volume è una vera miniera di informazioni: oltre alle notizie biografiche, permette anche di ricavare dati che gettano nuova luce su vari aspetti del musicista, dalla tecnica esecutiva utilizzata, alle musiche suonate nei suoi concerti (curiosamente si legge che Legnani eseguì in un’occasione in Spagna anche musiche di Sor, come omaggio all’autore lì tanto amato!), fornendoci anche indicazioni sui gusti dei critici e del pubblico che accorreva ai suoi concerti, in un prezioso spaccato che si presta anche ad altre riflessioni sul ruolo della chitarra nella società musicale ottocentesca.


Vengono anche chiariti alcuni punti controversi, riguardo il famigerato contratto (poi disatteso) che avrebbe siglato l’inizio di una tournée concertistica insieme con Paganini, oppure riguardo la sua presunta attività di liutaio. Completano una dettagliata cronologia degli eventi e un ricco elenco delle musiche pubblicate o suonate dal vivo dal chitarrista (altro punto oscuro è il poderoso “buco” di composizioni che sembrerebbero andate perse, in un catalogo generale che riporta più di 200 numeri d’opera!).


Insomma, siamo di fronte ad un testo imprescindibile, non solo per chi voglia approfondire gli studi sull’autore, ma anche per l’intero mondo della chitarra, che recupera così un altro importante tassello della sua storia. Complimenti!


P.V.