Diceva Niccolò Castiglioni che la manìa delle "integrali" rivela la incapacità di operare delle scelte.

Da questo punto di vista le raccolte antologiche "ragionate"  hanno invece il pregio di presentare delle scelte compiute dai loro curatori, e sono ancora più meritorie quando i criteri delle scelte operate sono manifesti o comunque riconoscibili.


Le raccolte di musica antica di cui mi occupo in questo articolo hanno molti punti a loro favore, anche nella diversità di approccio che le contraddistingue.


Inizio con quelle curate da Fabio Rizza per la casa editrice Sinfonica.


I due volumi di "Musica antica per chitarra" (volume I, il Rinascimento, volume II, il Barocco) sono stati pubblicati  nel 2013. Il "per chitarra" del titolo qui significa, evidentemente, "trascritti per chitarra moderna", e quindi accessibili anche - e principalmente, come la prefazione esplicita - agli studenti di chitarra.


L'intento pedagogico dei volumi, affermato nella prefazione, è del resto evidente leggendo le raccolte, che si preoccupano di proporre una produzione scelta di autori appartenenti a varie scuole europee di liuto, chitarra e strumenti affini; detto intento pedagogico viene ulteriormente evidenziato dalla offerta della doppia versione di ogni pezzo: notazione moderna e, subito sotto, intavolatura.


Questo permette allo studente, come scrive in prefazione Fabio Rizza, di avere un approccio "alle intavolature antiche e alle problematiche relative alla loro trascrizione in notazione moderna".


Questi pezzi possono quindi essere usati, anche a causa della loro relativa facilità di esecuzione, sia per un primo approccio alla musica antica, che per la preparazione degli esami del corso inferiore del vecchio ordinamento di chitarra, che per un approccio alla conoscenza delle intavolature in vista della trascrizione che viene richiesta all'esame di diploma (sempre del vecchio ordinamento), oppure come materiale di studio per eventuali corsi specifici sulla intavolatura destinati agli studenti di triennio e biennio dei nuovi ordinamenti.



La pubblicazione si presenta molto seria e ben curata - anche se le illustrazioni di copertina, pur graziose, fanno pensare piuttosto alle edizioni dei numerosi manuali introduttivi alla chitarra che si trovano oggi in commercio e che sono destinati ad un pubblico di ragazzini.


La scelta dei pezzi si rivela interessante, abbinando a brani celebri (sì, c'è anche Greensleaves!) composizioni di non sempre facile reperibilità - specialmente da quando sono sparite dal commercio le note (e un po' rimpiante, come certi medicinali che non si sa perché spariscono dalle farmacie) antologie curate da Heinz Teuchert per Ricordi.


Per non fare anch'io "quello che non sa scegliere" dirò che del primo volume mi ha interessato particolarmente il solenne Tastar de Corde di Dalza, la bellissima Fantasia di Fuenllana per vihuela a cinque ordini, i tre pezzi di John Dowland ed i due Bransles di Besard; mentre del secondo, oltre alla giustamente nota Seconda Suite di Brescianello, ho letto con particolare interesse il Prelude di Vallet, la Sonata Nona di Giovanni Zamboni e la Phantasie di Kellner.


I pezzi sono accuratamente diteggiati e all'inizio di ogni brano viene scritta l'accordatura impiegata (esiste poi un piccolo apparato critico al termine di ogni volume). Sostanzialmente i brani per liuto rinascimentale e vihuela vengono proposti con  l'accordatura "in Mi" e la terza corda in fa diesis, cosa che permette di proporre diteggiature prevedibilmente simili a quelle suggerite dalla intavolatura originale.


Devo dire che, pur non essendo personalmente un patito della scordatura in fa diesis, in molti dei brani scelti e qui presentati questa scelta funziona bene e la diteggiatura minuziosamente indicata aiuta a ricordarsi di fare andare le dita al loro posto (rimane ovviamente la seccatura di dover cambiare accordatura se si usa lo stesso strumento per eseguire in concerto questi pezzi assieme ad altri con accordatura tradizionale, ma in ambito didattico l'esperienza di cimentarsi col fa diesis ha certamente il suo perché).


Il discorso cambia quando si passa al secondo volume, in particolare a pezzi per chitarra barocca a cinque cori con i raddoppi di ottava (che in questa musica non hanno più solo la funzione di rinforzo sonoro - com'era nel caso del liuto rinascimentale - per cui a volte i due suoni messi in gioco dal pizzicare una corda sarebbero ambedue importanti dal punto di vista compositivo, e di qualcuno si sente proprio la mancanza...). Ecco, in questi casi occorre tener presente che l'accordatura a sei corde qui proposta rappresenta in realtà una scelta editoriale; ma forse allora ci si potrebbe spingere fino a cambiare decisamente il criterio editoriale del "rispetto dell'originale" proponendo, invece di una a volte impossibile fedeltà all'originale -  desiderio qui reso irrealizzabile a causa delle corde doppie assenti nella chitarra moderna - una vera e propria ricostruzione musicale per chitarra moderna, che tenga conto sia dei suoni risultanti dai raddoppi che della necessità di produrre un testo per chitarra moderna musicalmente e strumentalmente coerente.


Anche in questo caso, l'accurata scelta dei brani operata dal trascrittore minimizza il problema (diverso sarebbe stato proporre, ad esempio, alcuni pezzi dell'insidiosissimo Roncalli!) lasciandolo però aperto.


Le due raccolte mi sembrano comunque ampiamente valorizzabili ed utilizzabili soprattutto in ambito didattico, anche nei problemi di trascrizione evidenziati soprattutto dalla seconda, problemi che possono essere di stimolo allo studente per rendersi conto, nel raffronto con la intavolatura sempre presente per ogni brano, delle gioie e dolori rappresentati dal problema spesso arduo della trascrizione, e nella necessità di darsi criteri ed operare scelte in base al risultato che si vuole ottenere, come del resto è correttamente anticipato dall'autore delle trascrizioni nella sua prefazione. Personalmente ho quindi buoni motivi per segnalare questo testo, sia in classe al conservatorio che qui...