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di Giorgio Tortora

tortoragiorgio@hotmail.com



 


Giorgio Tortora

Sei Quartetti (per quartetto di chitarre)

Sinfonica (Libro + CD) S.0371

Castelli Friulani (per flauto e chitarra)

Sinfonica (Libro + CD) S.0370



MOSTRARE


Ragiono come i pittori: espongo la mia musica! L’etica, l’attesa, la sconfitta, il trionfo non abitano a casa mia.  Scrivo musica, ho facilità a farlo ed oggi ancor di più con il computer che corregge, suggerisce e  suona le mie intenzioni, senza ipocrisia. 


Ho messo in conto che il mondo è grande e la strategia sta quindi nei grandi numeri;  il più possibile delle persone a cui mi riferisco “devono” aver in casa la mia musica, poi - ecco la vera Sibilla Cumana – essa lieviterà da sola se varrà qualcosa.


COMPORRE

“Scrivere il brano più incredibile, il più bello del mondo  non ti servirà a molto, perché tutti scrivono il proprio brano più bello del mondo”,  così mi disse anni fa Bruno Giuffredi a cui devo davvero molto. 


“Scrivi una serie di studi, non troppo difficili e anche un poco cantabili; farò in modo che te li pubblichino” aggiunse.


Così è partito il mio viaggio. “Le Bouquet” la prima raccolta di studi per chitarra è oggi assai diffusa, con quel  nome francese che scimmiotta presuntuosamente  “Bouquet Emblematique” di Giuliani, poi sono venute altre cose che sono suonate oggi in tutto il mondo. Sarà vera arte? Dipende dall’incrocio tra persone, cultura e suggestioni da innamoramento.


LO STILE

Lo stile non esiste! Forse un tempo ma non oggi. Penso che davvero il “terzo occhio” esista, quello sfuggito di mano a Eduardo De Filippo per rappresentare i piani non tanto della comprensione, bensì della propria “esigenza” e poi rivolto da solo verso direzioni ignote. Le contraddizioni: “sono il passato, il presente o il futuro?” , non importano più. 


La “cifra” sta dentro un contenitore oppure dello stesso è l’etichetta? Ciò per me significa che lo stile, delle tre possibilità,  è solo il presente che in quanto tale fra un miliardesimo di secondo sarà  già il passato quindi detestabile, discutibile o magari ammirato. Il meccanismo è un altro: si chiama esistenza.


DI CHI E’ LA “MUSICA”

…del compositore? …dell’editore? …del dedicatario? Macché! E’ dell’ultimo che la suona:  egli la coltiva, rende giuste le velocità,  sente meglio di chiunque le “nuances” finché il nome scritto a destra sulla partitura perde l’effetto.


Molti anni fa suonavo nei concerti la “Sonatina” di Lennox Berkeley e mi piaceva così tanto da dimenticare che ne ero semplicemente uno dei tanti interpreti, e così è oggi: ritengo che tutte le forme viventi o no, quelle emotive, aleatorie o non dimostrabili, esistano - per cause che io ovviamente non comprendo, né mi importano - dentro una serie infinita di incroci e quindi gli stessi attori protagonisti della “mano di carte” che corrisponde alle coordinate temporali della mia esistenza, hanno ruolo ad agire. La “musica” - non importa in che stile, forma, o suono - esiste quindi  già, ed il mio compito sarà quello di fotografarla nell’aria, alla stregua di coloro che convintamente fissano nella pellicola i fantasmi o le presenze misteriose.


Anch’io quindi la “fisso” quella musica, poi un interprete la fa propria, perciò la “legge” meglio di quanto ho fatto io, ed infine il pubblico anch’egli la comprende forse meglio ancora di colui che la esegue partecipando   - questa volta con gli altri - alla evocazione di un rito. E’ una cosa misteriosa, inevitabile e indimostrabile, come mi ha ripetuto molte volte (e convinto) il grande incisore Giuseppe Zigaina che di anni ne fa quasi cento…



…QUESTE NOVITA’….

Sono “SEI QUARTETTI” e “CASTELLI FRIULANI” le mie novità: i primi dedicati ai quartetti di chitarre, sempre più apprezzati, e gli altri (Castelli Friulani) al duo flauto e chitarra. Hanno in comune due  clausole: quelle di essere “suonabili” sia nei confronti dell’ascolto che della non elevata difficoltà.


In particolare i primi (Sei Quartetti) sono stati congegnati per anche formazioni multiple, orchestre di chitarre per intenderci,  calcolati per il proprio referenziale successo, con formule subliminali di clusters e sovrapposizioni  volti ad essere desiderati. Per essi nessun concetto si scomodi, perché ad ogni provocazione essi risponderanno da soli facendo spallucce.


Con  “Castelli Friulani” 12 studi per flauto e chitarra, la mia idea è stata quella di sottrarre note  più ancora che colorare troppo i temi. Il Friuli (non la Venezia Giulia per meglio intenderci) è una terra intima, che confonde il viaggiatore perché mescola ogni cosa dentro una prospettiva  malinconica. Anche questi miei brani sono “piccoli”, fatti di suoni, di soffi, di piccoli slanci e di rossori.


Vicino Tarvisio, sul confine con l’ Austria c’è Coccau il primo paese in terra italiana: quello è il mio Friuli.


I volumi si presentano con i CD di riferimento allegati ed io sono molto grato agli esecutori, i quartetti “Athanor” e “Sliwowitz”,  e gli straordinari Nicola Mazzanti (flauto) e Marko Feri (chitarra) che in meno di un’ora li hanno incisi tra  affreschi del Tiepolo e del Tintoretto a Venezia, presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista.


Giorgio Tortora