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di Gianluigi Giglio

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Frédéric Zigante

Alexandre Tansman en vingt-cinq morceaux pour guitare

Collana “The best of”

MAX ESCHIG DF1602700 (2012) 68 pagine



Un tratto melanconico sembra accomunare molti artisti polacchi del novecento. A Łódź nel 1897 nasceva Alexandre Tansman; nel 1941 il pittore Maurycy Trębacz moriva di fame nel ghetto della stessa città; alcuni decenni più tardi, Krzysztof Kieślowski e Roman Polanski studieranno alla Scuola di Cinematografia di Łódź, regalandoci quei grandi capolavori come Decalogo, Trilogia dei Colori (Kieślowski), Il Pianista (Polanski).


Solo alcuni esempi di artisti che ebbero a che fare con la città di  Łódź,  le cui opere -  come quelle dello stesso Tansman - paiono avvolti dalla medesima coltre di mestizia e sofferenza, quella inscritta nel giogo della dominazione nazista, della persecuzione e della ghettizzazione degli ebrei: il greve macigno di un pezzo di storia, le cui conseguenze si sono protratte sino alle generazioni più recenti. Tansman, poiché ebreo, subì la medesima sorte di Castelnuovo Tedesco, e, nel 1941, dovette fuggire dall’Europa per rifugiarsi negli Stati Uniti.


Un Tansman cosmopolita, già esule, lo troviamo nel 1919 a Parigi, capitale della cultura europea, dove conosce Maurice Ravel,  Béla Bartók, Sergei Prokofiev e Tibor Harsànyi che, come lui, è sensibile alla lezione di Igor Stravinsky.  In America entra in contatto con alcuni jazzisti famosi, come Louis Armstrong, Duke Ellington e Art Tatum; riceve la stima di George Gershwin, che gli chiede di collaborare all’orchestrazione di An American in Paris, e frequenta Stravinsky col quale intesse un vero e proprio rapporto di amicizia. Nel 1946 si stabilisce nuovamente a Parigi, dove muore nel 1986.


La raccolta “The best of Alexandre Tansman in twenty-five pieces for guitar”, edita dalla Éditions Max Eschig (2012) e proposta da Frédéric  Zigante - sommo interprete e uno dei maggiori conoscitori  dell’opera di Tansman - comprende alcune opere del compositore polacco, tratte da precedenti  pubblicazioni dello stesso Zigante, di Alvaro Company (Paris, Éditions Max Eschig), di Angelo Gilardino e Luigi Biscaldi (Ancona, Bèrben Edizioni Musicali). Va ricordato che Angelo Gilardino in qualità di Direttore artistico della Fondazione Segovia, ha curato la revisione dei manoscritti di Tansman e la loro pubblicazione nella serie The Andrés Segovia Archivee.


Nelle opere di questa raccolta non c’è da aspettarsi un Tansman stravinskiano - nessun Uccello di fuoco si librerà mai da queste pagine, nessun Fuoco d’artificio incendierà gli animi - ma uno stile, per lo più, meditativo che rimanda alle pianure dei bassipiani della Polonia  e a lacustri paesaggi di bruma.


Pièce en forme de Passacaille (1953) è costruito, proprio come un’antica passacaglia, sulla variazione continua di un tenor: una successione di note gravi che si estende per otto battute. La stessa matrice viene, quindi, arricchita da una maglia polifonica, prima con un incedere ritmico ben definito, poi con un tremolo giusto accennato. Il medesimo elemento ricompare una quarta sopra e, più avanti, all’ottava superiore. Infine, ritorna la linea di bassi dell’incipit, avviluppata e cadenzata da sequenze accordali, fino ad un rassicurante mi maggiore.


Nella Suite in modo Polonico (1962) Tansman rivela, negli stilemi popolari, la tradizione musicale dei suoi luoghi di origine, le sue radici che affondano nella madre patria. Esempio ben riuscito del connubio tra ispirazione e tradizione, fu una delle composizioni più apprezzate ed eseguite da Segovia.


La Ballade, Hommage à Chopin  (1965), uno dei pezzi più interessanti scritti da Tansman per chitarra, consiste in un solo, lungo movimento,  che - insieme agli altri tre movimenti (Prélude, Nocturne e Valse romantique) pubblicati a parte nel 1966, su precisa richiesta di Segovia - ci fanno cogliere la sua visione romantica.

Le Mazurke, danze in tempo ternario originarie della regione di Varsavia (“cannoni sepolti sotto i fiori” le definì Schumann, riferendosi alle mazurke di Chopin), fanno parte della memoria musicale del compositore, il cui primo pezzo per chitarra, scritto del 1925 è, non a caso, una Mazurka.


I Quattro tempi di Mazurka che furono scritti nel 1967 a Venezia, suo prediletto luogo dell’anima, non destarono, però, lo stupore del suo committente. Invero queste musiche ci offrono l’artista più autentico, tanto ancorato alla sua terra, quanto affrancato dal sapore spagnoleggiante di stampo segoviano. Nel primo brano traspare una mesta atmosfera veneziana (il lieve ondeggiare delle acque dei suoi canali è, per lui, ricorrente fonte di ispirazione). Nel secondo si diradano le tinte fosche che ricompaiono nel terzo tempo, come il primo, in tonalità minore; il quarto è caratterizzato da elementi melodici che si sviluppano su scale modali (probabili reminiscenze di canti ortodossi o di melodie popolari), su complesse armonie cromatiche. L’insistenza del tritono con la quarta eccedente (sol diesis) - spesso presente nelle mazurke popolari, da cui attinge anche Chopin - suggerisce il modo lidio.


Nelle Variations sur un thème de Scriabine (1971) il tema, caro a Segovia, viene esposto nelle successive variazioni, di volta in volta trasformato, senza mai stravolgerne l’essenza.


Infine l’Hommage à Lech Wałęsa del 1982, pezzo dal profilo severo e ritmicamente incisivo - sebbene meno ispirato - rappresenta quasi la naturale prosecuzione, l’approdo  del medesimo filo musicale che si dipana dai precedenti brani proposti.

L’approccio compositivo di Tansman non è mai del tutto accondiscendente alle richieste di Segovia il quale - proprio per questo suo esprit libre - si mostra, a volte, indifferente alle sue creazioni: la sua musica è vera arte, perché è sostanzialmente libera. D’altro canto Tansman è letteralmente ammaliato da Segovia, sin da quando gli sente suonare la Ciaccona di Bach a casa di Henry Pruniéres a Parigi;  l’unico a cui, nel Pièce en forme de Passacaille, può fare una dedica simile: “pour Andrés Segovia, l’unique”.


Le opere di Tansman, come i  film di  Kieślowski, sono come f
ari che illuminano quel plumbeo grigiore esistenziale derivante dal senso ineluttabile degli avvenimenti della storia: pur rimanendo ancorate alle grammatiche compositive tonali, inseguono, attraverso esili modalismi, quello spirito leggero proteso verso atmosfere esotiche e orientaleggianti.


Lodevole operazione quella di Zigante che - con l’estrema accuratezza delle sue diteggiature e con il garbo dell’edotto studioso - ha reso gradevolmente intelligibile questa raccolta, concedendoci di contemplare alcune pagine meno note del compositore polacco.  Sarebbe auspicabile, allora, rinfrescare i già obsoleti programmi, inserendo - tra le prove di prassi esecutiva dei Conservatori - anche queste preziose gemme di Tansman, per dar modo di esplorare meglio questo straordinario, nonché singolare compositore segoviano e il suo tempo.


G.G.