NUOVA MUSICA PER CHITARRA
Rubrica di Musica di Ricerca per Chitarra

a cura di Sergio Sorrentino

sergioguitar@inwind.it

 

I SUONI DIVERSI DELLA CHITARRA

Quattro Compositori per un’esplorazione timbrica dello strumento


Nel presente articolo si presenteranno quattro figure di compositori non chitarristi che hanno dedicato brani al nostro strumento caratterizzati da una particolarissima ricerca timbrica. Si tratta di Giacinto Scelsi, Giacomo Manzoni, Fabio Vacchi, Luciano Chessa.



Giacinto Scelsi (1905-1988)


Dopo gli inizi da adepto della dodecafonia di Schönberg e Berg, Scelsi, nel secondo dopoguerra si rifugia nel misticismo e nelle filosofie orientali, pratiche spirituali che lo introducono nella scoperta di territori timbrici allora inediti - come l'impiego dei microintervalli e l'attenzione al suono in quanto entità a sé stante – anticipando di decenni le conquiste del minimalismo e dello spettralismo francese.


Alla chitarra, Scelsi dedica una serie di tre pezzi solistici intitolati Ko-Tha (1967). La composizione prevede la chitarra «traitée comme un instrument de percussion» e viene composta esplorando il corpo chitarristico in quanto oggetto mistico.


La chitarra impiegata da Scelsi nella composizione di Ko-Tha è molto probabilmente una chitarra acustica con la cordiera oltre il ponticello (come le chitarre acustiche in vendita nel periodo della ditta Eko  e come la chitarra battente). Le corde, agganciate direttamente alla fascia inferiore della chitarra, producono degli iposuoni inediti, iposuoni esplorati in modo egregio da Scelsi.


Microsuoni che si alternano ai gesti percussivi sul corpo chitarristico, archetipo di atavici gesti sonori, vicini si al misticismo orientale, ma vicino in ogni caso all'universale e primitivo “fare” musica.


Con Scelsi, la chitarra diviene un oggetto magico e ritorna alla primigenia condizione di “pezzo di legno”, atto dunque ad essere percosso e sfregato. In Ko-Tha, siamo lontani anni luce da qualsiasi speculazione musicale intellettualmente ed occidentalmente evoluta.


La forma di Ko-Tha, nella sua primitività, diviene a nostro avviso però molto più moderna e rivoluzionaria di qualsiasi fredda e razionale logica di organizzazione dei suoni.



Giacomo Manzoni (1932)


Nel 2007, Giacomo Manzoni riceve, nell'ambito della Biennale di Venezia Musica, il Leone d'Oro alla carriera per la musica.


Così recita la motivazione: «Manzoni è il compositore e intellettuale della musica che ha attraversato cinquant´anni di attività approfondendo e rinnovando continuamente il suo linguaggio con un atteggiamento sperimentale mosso da un´intima necessità espressiva.


Traduttore di alcune fra le più importanti opere di Schönberg e di Adorno, Manzoni è stato anche un punto di riferimento come maestro: da lui non è derivata una "scuola", dunque una sola linea estetica e compositiva, ma una molteplicità di allievi che hanno seguito strade anche molto diverse dalla sua e ai quali ha donato soprattutto una lezione di libertà. Le sue composizioni rappresentano un capitolo cruciale nella vicenda artistica della musica del nostro tempo e ne riflettono, sino agli esiti più recenti, le inquietudini e le risposte, in una ricerca linguistica che non ha cessato di interrogarsi e trasformarsi».


Una figura fondamentale dunque per l'Avanguardia e per la scena musicale italiana in generale sia nelle vesti di critico (impegnato politicamente ad interpretare le sfide sociali e culturali del suo tempo, collaborando dal 1958 al 1966 con il quotidiano l'Unità), traduttore e saggista, sia in qualità di compositore e didatta. 


Il tratto saliente dello stile compositivo (e quindi anche didattico) di Manzoni è la libertà.


Egli si inserisce nell'ambito dell'avanguardia post-weberniana partendo, per dirla con Gentilucci, «dalla rottura della discorsività tradizionale fondata sull'ascolto di una chiara trama intervallistica: il superamento degli schemi formali della tradizione non sfocia in un naturalismo di tipo rumoristico, benché l'indagine materica sia sempre presente: al contrario determina un uso della materia privo di inibizioni e al tempo stesso serrato in una visione organica e “formante”».


In Manzoni dunque la materia sonora viene plasmata, combinata, frammentata in un etereo flusso di echi sonori. Inoltre, l'impiego della varietà timbrica e di modelli isolati che, una volta uniti, formano un unicum indissolubile ed assolutamente coerente, permettono a Manzoni di evocare dei mondi sconosciuti persi nel tempo, che trovano significato attraverso l'attimo dell'evento sonoro.


Echi per chitarra sola (1981), unico brano per chitarra del maestro milanese, risulta essere una validissimo esempio dello stile manzoniano.


La varietà timbrica ed evocativa della chitarra sembra sposare a pieno la volontà di Manzoni di isolare gli eventi sonori (di per sé portatori di significato), di frantumare il tempo, di prevaricare il concetto di schemi formali precostituiti.


Nel brano, gli ambito fonici e timbrici sono sempre diversi e frammisti. Le cellule timbriche e materiche che di volta in volta si succedono, spesso senza soluzione di continuità, sembrano in apparenza prive di legami, quasi come il risultato di una improvvisazione totale.


Invece, nella composizione è altissima la coerenza formale, retta dal succedersi di semplici modelli di scrittura chitarristica, che garantiscono l'unità strutturale e l'uniformità stilistica. I modelli di scrittura vengono scelti da Manzoni in base alla plasmabilità in piccole unità cellulari, in minuscoli attimi di gesto strumentale, ed in base alla capacità di coesistere e di aggregarsi in sempre più ampi spazi semantico-sonori.


Vengono scelti inoltre per la loro immaterialità. Ecco il perché dell'impiego di improvvise acciaccature, di accordi ribattuti, di note isolate in pizzicato bartók, di agglomerati armonici apparentemente privi di discorsività funzionale.


In fisica e in acustica l'eco è un fenomeno prodotto dalla riflessione di onde sonore contro un ostacolo che vengono a loro volta nuovamente percepite dall'emettitore più o meno immutate e con un certo ritardo rispetto al suono diretto.


Gli echi chitarristici di Manzoni sono dunque eventi immateriali, che esistono in qualità di evocazione di un evento sonoro precedente purtroppo non più udibile.


Questa assenza viene colmata dagli echi del timbro senza corpo della chitarra. Manzoni scava il timbro chitarristico fino a scoprire delle zone nuove, dolorosamente evocative, mai eccessivamente estranee all'idioma consueto dello scrivere per chitarra.


E' forse questa la peculiarità maggiore di Echi: “far suonare” la chitarra in completa libertà, senza concetti precostituiti, evitando forzature tecnico-stilistiche e rifuggendo dalla ricerca a tutti i costi di rivoluzionare il campo della scrittura per chitarra.

Tramite pochi elementi e limitati campi timbrici, con Manzoni, la chitarra racconta se stessa ed evoca fantasmi ed ombre lontanissime.