NUOVA MUSICA PER CHITARRA
Rubrica di Musica di Ricerca per Chitarra

a cura di Sergio Sorrentino

sergioguitar@inwind.it

 

INTERVISTA A Giorgio Colombo Taccani

Le seicorde al servizio di un colto e raffinato compositore italiano


Giorgio Colombo Taccani è uno dei più importanti compositori contemporanei italiani. Eseguitissimo anche all’estero, Taccani rivolge la propria attenzione compositiva a numerose combinazioni cameristiche, riuscendo sempre a cogliere l’essenza più profonda di ciascuno strumento.

Ecco cosa ha raccontato ai lettori di DotGuitar…



Come nasce il tuo interesse alla composizione chitarristica?


La chitarra ha incrociato saltuariamente il mio percorso compositivo fin dall'inizio, rimanendo tuttavia confinata per lungo tempo ad un ruolo marginale nell'ambito di piccoli organici cameristici e rispondendo a richieste sostanzialmente occasionali. Solo dieci anni fa, con la prima commissione per un lavoro solistico, ho avuto modo di approfondire il mio rapporto con questo strumento, iniziando ad esplorarne in maniera più completa e sistematica le possibilità e le caratteristiche.


Ne è derivata una curiosità inevitabile, legata anche all'avvicinamento finalmente attento ed all'analisi (colpevolmente tardiva!) delle pagine chitarristiche di molti fra i più importanti compositori contemporanei, con il conseguente dischiudersi di possibilità espressive per me nuove e affascinanti.


Da allora sono nati due lavori per chitarra sola, uno per due chitarre e uno per chitarra elettrica oltre ad un duo per chitarra e ottavino, e proprio in questi giorni sono alle prese con un nuovo pezzo per chitarra elettrica, mentre già una nuova richiesta per chitarra sola si profila all'orizzonte.


E' certo che in generale io scriva molto (se non troppo, verosimilmente...) ma il grande numero di lavori da me dedicati a questo strumento in un periodo relativamente breve è la migliore testimonianza dell'interesse notevole suscitato in me.



Quali sono secondo te le peculiarità dello strumento ai fini compositivi?


E' cosa nota che, pur avendoci noi tutti messo le dita sopra almeno per un giro di do, la chitarra appartenga a quel ristretto numero di strumenti per i quali sia molto difficile scrivere in modo appropriato.


Questo ha rappresentato per me una sfida affascinante e, soprattutto all'inizio, molto impegnativa (anche per gli esecutori, dal momento che almeno il primo lavoro solistico, "Memoriale" è risultato, con il senno di poi, di una difficoltà eccessiva). La cosa che più mi stava a cuore era dare il contributo anche mio, per quanto piccolo e limitato, alla creazione di un repertorio contemporaneo che facesse uscire questo strumento dalle secche di programmi a mio avviso eccessivamente limitati e ripetitivi, molto lontani dai miei gusti.


Negli ultimi lavori, ed in particolare in "Erma", secondo lavoro solistico scritto per l'ottimo Andrea Monarda, tendo a creare un legame meno teorico e astratto con lo strumento, privilegiando un approccio diretto e concreto, sia pure con i miei ridottissimi mezzi tecnici, per il reperimento delle figure di base e delle varie situazioni strumentali.




Parlaci della tua stupenda composizione per chitarra sola: "Memoriale"


Come detto, "Memoriale" è stato sia il primo lavoro solistico sia il punto di avvio del mio vero rapporto con la chitarra. Si tratta di un lavoro costruito in maniera molto complessa ed implacabile attorno ad un nucleo melodico di partenza (in questo caso l'inizio dell' “Internazionale”, svelato progressivamente nel corso del pezzo) che va a determinare sia le proporzioni generali del brano sia tutte le scelte locali.


Come spesso capita nei primi lavori solistici dedicati ad uno strumento mai accostato prima, si può notare la smania di far stare tutto quanto scoperto, e ciò rende sicuramente il pezzo particolarmente denso e mutevole, oltre che, come già ricordato, di difficoltà esecutiva notevolissima.


Devo comunque dire di aver potuto contare sull'aiuto e sulla consulenza di validissimi esecutori, quali il dedicatario Gisbert Watty, Giulio Tampalini, il giapponese Norio Sato (già collaboratore di Toru Takemitsu e autore della prima esecuzione del brano) nonché, recentemente il bravissimo Edoardo Dadone, con il quale si è intrapresa una profonda revisione del brano, cercando soprattutto di limarne le asperità esecutive eccessive, ma anche di potenziare espressivamente tutto il percorso.


La nuova versione, che verrà pubblicata fra poco, sarà dedicata a lui, inevitabilmente.



Puoi raccontare ai lettori di DotGuitar come è nato il tuo interesse per la chitarra elettrica?


Il passaggio alla chitarra elettrica, che da qualche anno mi incuriosiva, è avvenuto in tempi recentissimi grazie all'invito di Sergio Sorrentino.


Si è trattato per me di muoversi in un mondo completamente diverso, accettando (con enorme piacere...) le inevitabili suggestioni del mondo rock portate dallo strumento in termini di ruvidezza di suono e tutto quanto potesse essere fornito sia dalla semplice amplificazione sia dall'uso della consueta effettistica evitando, almeno per ora, l'utilizzo di trasformazioni ed elaborazioni che presupponessero la presenza del computer.


E' così nato "R'lyeh", il cui titolo - certo non molto pratico... - rimanda agli scritti di H. P. Lovecraft ed in particolare al nome di una città perduta e sommersa, dalla fama sinistra e abitata da divinità maligne.


Il percorso narrativo muove, sia pure non rettilineamente, dagli aggressivi suoni acuti ripetuti dell'inizio allo sprofondamento in registri abissali presentato nell'ultimo episodio, in cui qualsiasi presenza frequenziale precisa viene perduta, sia per il prevalere di componenti rumoristiche sia per le paradossali trasposizioni verso il grave presenti.


Obiettivo del pezzo, del mondo acustico suggerito dall'habitat naturale dello strumento, è l'utilizzazione solo di tutto ciò che fosse legato al timbro ruvido ed al colore, evitando qualsiasi ammiccamento stilistico con altri ambiti musicali.


L'esito di questa prima esperienza è stato per me di grande soddisfazione e ciò è ovviamente dovuto soprattutto alla bravura di Sergio; conseguenza quasi immediata è stato il mio assenso entusiastico alla richiesta arrivatami qualche mese fa da Francesco Zago (altro ottimo chitarrista; sono davvero fortunato!) per un nuovo lavoro per chitarra elettrica sola, sul quale, non senza fatica, sto lavorando proprio in questi giorni.



S.S.