Ferdinando Carulli è uno dei maggiori maestri della chitarra dell’Ottocento, la cui fama all’epoca era riconosciuta in tutt’Europa. Carulli, nato a Napoli nel 1770 e impostosi definitivamente a Parigi, dove risiedette a partire dal 1809 fino all’anno della sua morte, il 1841, fu autore di uno sterminato numero di lavori (più di 360 pubblicati con numero d’opera e numerosissimi altri conservati in forma manoscritta o in edizioni senza numero d’opera, in gran parte risalenti al periodo italiano).


La sua produzione spaziò in maniera significativa dalle pagine solistiche (il suo Metodo Op. 27 ed i suoi studi hanno ancora una riconosciuta validità), ai Concerti e alla Musica da camera, prevedendo opere scritte per gli insiemi più vari e a volte inusuali.


Mediamente si tratta
di un ‘corpus’ di grande valore musicale, anche se va annoverato che il grande successo goduto specialmente a Parigi tra gli amateurs, spesso si tradusse in pubblicazioni più semplicistiche e di routine, legate alle facili esigenze di mercato, che alla lunga finirono un po’ per offuscare i meriti dell’autore.


Questo giudizio sembra aver pesato non poco sulla valutazione del compositore, le cui musiche a tutt’oggi stentano ad avere una collocazione stabile nelle programmazioni  discografiche e concertistiche.


Va da subito detto che il merito di incisioni come la presente, propostaci da Nicola Jappelli, validissimo interprete e musicista di prim’ordine, è quello in primo luogo di riuscire a fugare ogni dubbio sulla validità della riproposizione delle musiche dell’autore.


Rendere giustizia a Carulli vuol dire, infatti, in primo luogo sapere operare delle scelte nell’ambito del suo repertorio, recuperando quelle musiche il cui atteggiamento è ispirato ad una sana e genuina invenzione musicale. Inoltre bisogna saperle proporre con i giusti accenti espressivi e esecutivi, cosa non sempre facile per un autore come il maestro napoletano.


Infatti i punti di riferimento vanno cercati nella gloriosa coeva Scuola Napoletana, di cui Carulli è a tutti gli effetti un tardo esponente, contaminati dal ‘belcanto’ e dal gusto del salotto parigino, incline anche ad una certa leziosità.


Ne sono un esempio lampante i due sple
ndidi piccoli brani (Adagio in sol minore e Rondeau in mi minore) tratti dall’Op. 114, due piccoli gioiellini di fattura “napoletana”. Il primo di essi, quello in sol minore, riecheggia, in realtà, un tema molto caro all’autore (già utilizzato in uno dei duetti dell’Op. 1 e come secondo movimento della Sonata Op. 16) intriso della tipica musicalità della Scuola Napoletana (con tanto di sesta napoletana in alcuni passaggi armonici!).


Il Solo Op. 76 N°1 proposto in apertura, in due movimenti, miscela, invece, gli umori napoletani con le suggestioni del belcanto, tra volatine e fioriture vocali a volte fin troppo ridondanti! Altra pagina di grande suggestione sono le Variazioni Les Folies d’Espagne Op. 75, uno dei lavori migliori del disco, nel quale Carulli con grande fantasia di trovate strumentali e tecniche propone il celebre tema in una atmosfera che sembra guardare più che altro al passato.


Altre pagine di grande interesse sono i Trois Divertissements in Mi maggiore Op. 223, nel quale Carulli opera un’originale scordatura dello strumento in tonalità aperta di Mi maggiore, sfruttando così delle risonanze chitarristiche inusuali.


Pagine di sicura ispirazione sono, poi, i due brani scelti dalla raccolta Petits solos brillante et non difficiles Op. 262, che a dispetto del titolo riservano delle occasioni espressive e musicali di prim’ordine.


Un brano ancora legato a sperimentazioni è Les Sons harmoniques (Pot-pourri) Op. 141, ampio lavoro basato sull’uso di suoni armonici, certamente un espediente che doveva suonare alquanto nuovo per l’uditorio
parigino.


Completano la scaletta i Trois Menuets et Trois Valses Op. 84 (dedicati a François de Fossa), pagine gradevoli e graziose che confermano tutta la validità dell’invenzione di Carulli, messa in luce specialmente in quei brani - come in questo caso - dedicati a personaggi di spicco del mondo musicale parigino.


Le letture di Jappelli (che si avvale di una chitarra copia di una Stauffer d’epoca modello Legnani) sono ineccepibili, sia come accenti e articolazioni musicali, estremamente attente al fraseggio dell’epoca, sia come scelte strumentali.


Le partiture sono affrontate con grande precisione anche nel rispetto delle tantissime indicazioni agogiche ed effettistiche dell’autore, un presupposto questo ineludibile se si vuole rendere piena giustizia della produzione carulliana, assolutamente compenetrata nell’idea di chitarra che Carulli dall’alto del suo magistero proponeva ai suoi contemporanei: complimenti davvero meritati!


P.V.


 

Carulli Solo Guitar Music

(first recording)

Nicola Jappelli, guitar

Brilliant Classic, 2014, DDD, 94917


Nicola Jappelli

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