in CD
Repertorio scelto

di Carlo Campanile



 

Tansman: Complete Music for Solo Guitar

Brilliant Classics

Cat. number 95221 (2CD)

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Cristiano Poli-Cappelli, chitarra



"Un valzer di Chopin riempie la sala,

una danza selvaggia e scatenata.

[...] Così suoniamo e non smettiamo

e attendiamo inquieti, tu e io,

chi per primo spezza la magia.

Chi per primo interrompe il ritmo

e scosta da sè le candele,

e chi per primo pone la domanda,

a cui non vi è risposta."

(H.Hesse, Valzer Brillante)


Chissà a quale domanda fa riferimento Hesse: una previsione, un'attesa? Oppure è testimonianza  di un vero senso di disorientamento, dove "vero" indica il "genuino", ciò che magari può arrivare ad essere svincolato del tutto dal ritmo musicale e narrativo, finalizzato a una ricerca più intima, spirituale?


Di certo se c'è una cosa dalla quale non ci si svincola facilmente, questa è la sicurezza che lo strumento in sottofondo, nella poesia, sia il pianoforte! Quale altro strumento, se non il piano, potrebbe altrimenti avvolgere tanto bene la sala e il pubblico dando vita alla magia di cui parla l'autore tedesco?


Può sembrare una domanda retorica, eppure è un dato storico che quando il celeberrimo pianista e compositore Alexander Tansman ha deciso di omaggiare quegli importanti autori per pianoforte che tutti conosciamo come Bach, Scrjabin, lo stesso Chopin, ha preferito piuttosto il suono della chitarra, più minuto, meno avvolgente, all'apparenza limitante ma sicuramente più intimo.


Il perché di una scelta simile, che in sè raccoglie numerose problematiche musicali e storiografiche, è uno dei motivi per ascoltare il nuovo pregevole lavoro discografico di Cristiano Poli Cappelli.


Si tratta di un'opera monografica, un grande omaggio a Tansman, alla sua personalità musicale e alle influenze che su di lui ha avuto Andres Segovia, il padre del moderno concertismo chitarristico.


Divisa in due dischi, l'opera raccoglie da un lato gli importanti omaggi a Chopin, alla musica romantica, a Bach, dall'altro brani non meno noti quali la Sonatina,eseguita in duo con il noto collega Andrea Pace, la Suite e i cinque "Pieces breves", intervallati dalle Variazioni su Scrjabin e dalla Mazurka. Dulcis in fundo l'"Allegro giocoso" dei "Quattro tempi di mazurka" chiude l'opera, facendole assumere la veste sonatistica tipica degli itinerari musicali.


Aspetto curioso dell'esecuzione è che Poli Cappelli, pur solista nella maggior parte dei brani, dà comunque l'impressione di stare suonando in duo con Pace, non solo nella Sonatina: sarà, forse, il personale condizionamento di chi scrive, dovuto al ripetuto ascolto del loro lavoro dedicato a Castelnuovo-Tedesco, senz'altro notevole.


E' per questo che si intravvede, in quest'opera monografica, un grande rigore esecutivo nella lettura della partitura che poco cede ad aperture interpretative più late.


La compattezza esecutiva porta in certi momenti a desiderare nei brani solistici, una seconda chitarra: una spalla all'esimio solista. Così ad esempio nella Berceuse d'Orient (Ninnananna d'Oriente) della Suite, primeggia il tema orientale in luogo della nenia, vero aspetto peculiare del brano.


L'interpretazione meno lirica data al pezzo in questione, viene tuttavia compensata da quella successiva Berceuse dai Pieçes Breves: in essa, il carattere cullante viene fuori dal naturale parto ritmico, in maniera elegante, poco cadenzata, proprio come concepita dall'Autore.


Questo pregio esecutivo, che dà molto spazio alla qualità della scrittura e, soprattutto, alla sua attualità, spiega meglio il perché questa opera omnia per chitarra sia stata più intesa come narrazione universale che come esposizione personale: consente una visione chiara di ciò che è stato scritto per lo strumento, priva di fraintendimenti esecutivi e non incline ad estri artistici eccessivi, che, invero,  finiscono col riscrivere un'opera in nome di una qualche futuristica ricerca musicale.


"Vero" come si è puntualizzato da principio, sta per "genuino", poco furbo e molto profondo. Questo  disco appare vero, perché, senza cimenti frutto di interpretazioni estreme, tratta un pezzo celebre come le "Variazioni su Scrjabin" con lo stesso rigore filologico del "Pezzo in modo antico" o  del "Tempo di polonese", senza echeggiare le solite letture di chiara fama.


Premurandosi di dare peso omogeneo alla produzione tansmanniana e a questo specifico repertorio per chitarra, Poli Cappelli non risponde a domande a cui non vi è risposta, ma offre senz'altro all'ascoltatore l'occasione per porsene nuove.


C.C.