in CD
Repertorio scelto


di Ermanno Brignolo

ermanno.brignolo@gmail.com

 

Pace - Poli Cappelli – Mario Castelnuovo-Tedesco: Complete works for two guitars

Mario Castelnuovo-Tedesco: Les guitares bien tempérées, Fuga elegiaca, Sonatina canonica


Andrea Pace, Cristiano Poli Cappelli, chitarre

Brilliant Classics 2014, durata 120’ 2CD 94833 5028421948331



Non c’è ragione di negare che la figura di Johann Sebastian Bach non solo sia stata una pietra miliare nella storia della musica, ma continui ad essere una fonte inesauribile di ispirazione per chiunque ne conosca e ne sappia apprezzare la caratura.


Non stupisce, dunque, che un compositore raffinato e severo quale il nostro connazionale Mario Castelnuovo-Tedesco abbia più volte tratto ispirazione dal genio di Eisenach, arrivando a onorare la chitarra – o, meglio, il duo di chitarre – con un imponente ciclo strutturato come uno dei più celebri lavori clavicembalistici di Bach.


Les guitares bien tempérées rappresenta, per ora, un unicum nella letteratura chitarristica. Sono molti, infatti, i cicli di preludi che portano la chitarra verso l’esplorazione timbrica e meccanica di tonalità ben lontane da ciò che si ritiene – a torto o a ragione – il suo retaggio più confacente, quanto meno per comodità di esecuzione e utilizzo di corde a vuoto: basti pensare a Ponce, Farkas e, più recentemente, William Blend.


Tuttavia risulta idiomaticamente proibitivo affidare alla chitarra altrettante fughe, mantenendo comunque alta la tensione emotiva e il valore musicale. Se, quindi, la chitarra sola deve cedere il passo ad un limite strutturale del singolo esecutore, questo stesso limite viene travalicato con successo tramite l’aggiunta di un secondo elemento che, ampliando la trama polifonica e inserendo un’alterazione timbrica, consente di raggiungere questo ambizioso e prezioso traguardo.


Andrea Pace e Cristiano Poli Cappelli si avvicinano alla musica di Castelnuovo-Tedesco con la dovuta cura dei dettagli e l’ardimento necessario. Non si tratta di spavalderia ostentata, né – tanto meno – di manifestazioni di virtuosismo: si tratta di un contesto interpretativo coerente e assai ben architettato, che affronta con fermezza e decisione le pagine tecnicamente più audaci, con trasporto lirico e coinvolgimento emotivo i momenti più malinconici, e soprattutto lega le une agli altri con una musicalità adamantina che lascia trasparire una solida conoscenza della musica in ogni suo più piccolo anfratto.


I preludi e le fughe sono, ovviamente, presentati nel rispetto della struttura voluta dal compositore, e accompagnano il fortunato ascoltatore in un viaggio senza confini, in cui ogni tappa presenta un nuovo ambiente, un nuovo carattere, una nuova atmosfera che gli interpreti non mancano di sottolineare con scelte coloristiche spesso estreme ma mai inopportune.


Vale la pena menzionare, a titolo di esempio, il meraviglioso contrasto creato tra il primo preludio, eseguito con il giusto andamento meccanico e agitato, e la seguente prima fuga, assai più mesta e composta. Da questi, prende il via l’altalenare tra ritmi marziali – splendidamente scandito l’ostinato ritmico del settimo preludio, ad esempio – e di dolci acquerelli – come nella quinta fuga -, di feste leggiadre – la quarta fuga viene presentata con un sottile velo di ironia che le conferisce un carattere deliziosamente gioioso – e di delicati arabeschi – il sesto preludio, per esempio.


Appare adeguato, vista la natura del lavoro, lasciare ai lettori di questo portale il piacere di scoprire i dettagli delle rimanenti opere di questo ciclo: il disco merita grandissima attenzione, e il suo acquisto è fortemente consigliato.


Vale, tuttavia, la pena di spendere alcune parole sulle altre opere incluse nel disco. I due chitarristi italiani, infatti, non si sono “limitati” al solo ciclo di preludi e fughe, ma hanno incluso, a completamento dell’opera per due chitarre del maestro italiano, anche la fuga elegiaca e la Sonatina canonica.


La fuga elegiaca, effettivamente, ha un forte legame con Les guitares bien tempérées. Avvenne, infatti, che il completamento del ciclo fosse di pochi anni precedente la morte di Ida Presti, che insieme a Lagoya era dedicataria dell’opera. Pertanto, Mario Castelnuovo-Tedesco decise di renderle omaggio scrivendo un venticinquesimo brano, ancora una volta un preludio e fuga, intitolato Fuga Elegiaca, idealmente collegato al ciclo precedente anche tramite la selezione della tonalità: sol minore, la stessa del primo preludio e fuga.


Il carattere drammaticamente intenso del brano viene presentato con estrema severità dai chitarristi, che mantengono inalterata la scelta tonale del compositore.


Chiude il disco una memorabile interpretazione della Sonatina canonica: collocandosi sullo stesso piano interpretativo degli altri brani per granitura espressiva, questa interpretazione rende in maniera limpida e chiaramente intelleggibile la fine e fitta matrice polifonica che scaturisce da un ensemble in grado di evidenziare tanto le personalità distinte dei due interpreti quanto la loro capacità di amalgamarsi in un continuum sonoro senza prevalenze.


Un progetto discografico di valore indiscutibilmente elevato, in grado di soddisfare – e, talvolta, stupire – anche le orecchie più raffinate.