Accarezzame

 

di Alessandro Altieri

sandroaltieri@alice.it

Buongiorno a tutti e bentrovati.


Questa puntata sarà dedicata alla trascrizione di una ennesima canzone napoletana, forse non altrettanto popolare ed apprezzata che le precedenti ma interessante sia sotto il profilo armonico che melodico e, se non altro, quantomeno, dolce e … carezzevole.  . Infatti la canzone oggetto di questa trascrizione si intitola, per l’appunto, ACCAREZZAME ed è un vecchio successo (correva l’anno 1954 quando venne premiato alla Festa di Piedigrotta, a Napoli) lanciato da Teddy Reno, composto da Pino Calvi e Nicola Salerno, in arte Nisa, e via via interpretato da una serie lunghissima di nomi illustri che sarebbe noioso e di scarsa utilità, ai fini della nostra trattazione, elencare qui.


Come vi ho già raccontato fino ed oltre la noia, quasi tutte le canzoni napoletane che conosco mi son state trasmesse dal mio babbo che le ascoltava – e costringeva tutta la famiglia a fare altrettanto! – su un vecchio giradischi prima, su un registratore a nastro marca Geloso poi (chi si ricorda ancora di questi “antichi” cimeli? Roba, ormai, da museo dell’audio semi-pro!) e che, a volte, si divertiva a canticchiare accompagnandosi al pianoforte che suonava per diletto.


Quella che vengo a presentarvi in questa “puntata” non fa eccezione. Infatti ricordo ancora perfettamente un piccolo episodio della mia infanzia che, se ce la fate ancora a reggermi, vi racconto volentieri.


Un allora giovane insegnante del liceo dove mio padre era preside un pomeriggio venne a farci visita a casa per non so più quale questione professionale. Dopo aver evidentemente risolto il problema per il quale si era recato da noi e poco prima di congedarsi, però, scorgendo il pianoforte che faceva bella mostra di se’ in salotto, forse per reale interesse, forse per una qualche forma di piaggeria o chissà che altro, chiese a mio padre chi fosse a suonarlo e manifestò interesse ad ascoltare qualcosa.


Naturalmente il genitore, solleticato nelle corde più profonde della sua passione, non stette lì a farsi pregare più di un tanto ed iniziò a sciorinare il repertorio. 


Il professore era, a sua volta, un accanito fan delle canzoni napoletane tanto che cominciò, con una certa perizia se la memoria non mi inganna, ad intonare dei controcanti particolarmente azzeccati ed efficaci. E la performance continuò per decine e decine di pezzi, presente un folto pubblico composto dal sottoscritto, uno o due dei miei fratelli e nostra madre che andava e veniva affaccendata in altre incombenze casalinghe, fin quando il prof non chiese a mio padre l’esecuzione di ACCAREZZAME.


La canzone, evidentemente, non era stabilmente inserita nel repertorio paterno, tant’è che, prima di iniziare, si fecero un paio di tentativi per azzeccare la tonalità e gli accordi fondamentali e diversi sforzi di memoria, da parte di entrambi i componenti l’improvvisato duetto, per inciampare il meno possibile sulle parole del testo, in particolare delle strofe. Alla fine, però, si riuscì a ricostruire il corpo della canzone e l’esecuzione ebbe inizio, con grande soddisfazione soprattutto dei due esecutori ma anche, ad onor del vero, del numeroso pubblico radunatosi per l’occasione. 


Sia come sia la cosa piacque talmente tanto che il duetto, nonostante i fans non avessero minimamente accennato ad una richiesta in tal senso, si lanciò in almeno un paio di bis di ACCAREZZAME, come a volerla fissare bene in mente per future esecuzioni. Di lì a poco l’insegnante si congedò ed il mio babbo, appena solo, andò a ripescare un disco di Murolo con la canzone di che trattasi, per rinfrescarsi la memoria sugli accordi e sul testo, e trascorse il resto della serata a strimpellarla al pianoforte, col sottoscritto che bighellonava nei paraggi per ascoltare.


Ecco come mi si è fissato in testa questo brano che, per dire la verità, da allora non mi è più capitato di riascoltare se non pochi giorni fa, per pura ed assoluta casualità, durante una trasmissione radiofonica che ascoltavo distrattamente mentre ero alla guida; ed ecco perché vengo oggi a proporvela in una mia versione per chitarra sola in Do, sperando di non essermi allontanato troppo dall’impianto armonico originale che ho ricostruito/inventato senza il supporto della partitura e, ovviamente, augurandomi che il lavoro risulti essere di Vs gradimento.



DUE PAROLE SULLA TRASCRIZIONE

Come accennavo poche righe fa la trascrizione è stata pensata in Do; difficoltà di esecuzione direi medio bassa. Non vi sono, infatti, passaggi particolarmente ostici, tranne, forse, alcuni momenti compresi fra le battute 35 – 42, dove mi sono concesso alcune libertà armoniche rispetto all’originale.

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