Firenze sogna

 

di Alessandro Altieri

sandroaltieri@alice.it

Buongiorno e bentrovati a tutti voi. In questo ultimo periodo ho ricevuto, fra le altre, alcune mail da parte di appassionati esecutori toscani (e, più spesso, fiorentini) i quali si congratulavano per la rubrica e per le scelte effettuate nel tempo (en passant … siamo, anche se sembra ieri, già al nostro ventunesimo appuntamento!! Come va di fretta questo galantuomo, però  … ) ma, nel contempo, lamentavano la mancanza di trascrizioni relative a qualche celebre titolo della loro regione o città di appartenenza, “denunciando” una certa sovrabbondanza del repertorio napoletano.

Beh, che dire? Non c’è dubbio che la canzone napoletana la faccia da padrone in questa rubrica, anche grazie all’influenza, sulla mia persona e sui miei gusti musicali, del mio babbo prima e del mio caro Maestro Eduardo Caliendo poi.

Naturalmente questo non impedisce che si possa ritagliare uno spazio da destinare ad altri tipi di melodie celebri da riproporre con la chitarra (vedi, a titolo di esempio, il canto natalizio Stille Nacht del nostro appuntamento ultimo scorso!) e, dunque, ben vengano i vostri suggerimenti e le vostre proposte che mi aspetto sempre numerose.

Quindi, sollecitato nel modo che vi dicevo poco sopra, ho pensato di cercare, fra il repertorio delle canzoni ascrivibili alla regione Toscana, qualcosa che avesse a che fare con i miei ricordi di ragazzo ed ho provato a scartabellare fra i 45 giri di cui vi ho detto fin troppe volte e che conservo gelosamente in un grosso scatolone della memoria. Così è saltata fuori, semisepolta sotto due dita di polvere - non soltanto metaforica - la canzone oggetto della trascrizione di questa puntata: FIRENZE SOGNA.

Anche questa è una di quelle canzoni che mi davano il buongiorno dal giradischi con la tosse di cui ho parlato altre volte e pure questa, per quanto un po’ dimenticata da parte mia, ha contribuito a rendere, unitamente a tutte le altre del repertorio del mì babbo, le mie “levate scolastiche” leggermente meno dolorose e traumatizzanti .

La canzone è stata scritta da Cesare Cesarini – autore sul quale non mi è riuscito di trovare ulteriori notizie – nell’anno di grazia 1939 e la versione dalla quale ho “tirato giù” questa trascrizione è cantata da Claudio Villa anche se il brano in questione è stato interpretato, come era consuetudine all’epoca, da numerosi altri artisti fra i quali Carlo Buti, Luciano Tajoli, Narciso Parigi etc. Attenzione a non fare confusione con il brano omonimo dei Litfiba, contenuto nell’album “Terremoto”, ma decisamente più giovane del nostro, essendo stato pubblicato nell’anno 1993.

Doverosa precisazione! Il 45 giri che ho usato come “manzoniano manoscritto” per la stesura di questo lavoro versava in condizioni veramente pessime e persino il giradischi - recuperato alla bisogna dalla cantina/museo di un amico disponibile - non era messo gran che meglio; quindi alcuni accordi, certi passaggi e perfino qualche parola pronunciata dal cantante potrebbero essere oggetto di ulteriori approfondimenti e o studi particolareggiati da condursi di là da venire da parte di studiosi più seri del sottoscritto.  Fuor di metafora (ed a parte gli scherzi!!) quanto sopra per dire che, anche per via del fatto che non sempre è stato facile decifrare il contenuto del disco ad orecchio, alcuni passaggi armonici e persino alcune parole potrebbero non essere esattamente rispondenti a quelle dell’originale. Mi assumo ogni responsabilità relativa ma, in definitiva, la trascrizione mi è sembrata degna (in caso contrario non l’avrei pubblicata) e l’armonizzazione quantomeno accettabile.