Passione

 

di Alessandro Altieri

sandroaltieri@alice.it

Buongiorno e ben trovati a tutti quelli che seguono con affetto ed interesse queste mie note. Più di qualcuno ha scritto al mio indirizzo di posta elettronica – grazie a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri di Buone Feste – per complimentarsi circa la qualità di registrazione degli MP3 allegati agli articoli e per chiedermi dei ragguagli tecnici, che fornisco ben volentieri qui di seguito sperando di non annoiare troppo quelli meno interessati alle specifiche hardware.

Tutti gli MP3 che potete ascoltare in questa sezione sono stati realizzati – e lo saranno, con ogni probabilità, in futuro - utilizzando una chitarra costruita nel 2007 dall’ottimo M° Liutaio Alessandro Marseglia, che mi fa l’onore di annoverarmi nella lista dei suoi amici, e sulla quale monto corde D’Addario EXP 44 Extra Hard. Per la ripresa di questa chitarra, sempre stereo, utilizzo, ovviamente alternandole, due diverse catene di registrazione. La prima prevede 2 Microfoni AKG 414 con due Pre Avalon 737 mentre la seconda – che, in genere, prediligo - 2 Mic Neumann u87 ai, accoppiati a due canali del mio Millennia HV 3D 8 ch. Grazie ai consigli sempre preziosi del M. Matarazzo mi sono ultimamente regalato una coppia di Neumann KM 184, che consiglio vivissimamente a tutti e che mi stanno dando belle soddisfazioni accoppiati sia ai pre Avalon che ai Millennia (che restano, in ogni caso, i miei preferiti). Alla fine della registrazione “condisco” il tutto con il riverbero (eccellente, a mio modesto modo di vedere!) di un Lexicon PCM 90.

Sperando di aver fornito spiegazioni esaurienti agli interessati chiudo immediatamente il discorso “tecnico”, per tediarvi il meno possibile, e passo velocemente alla canzone oggetto della trascrizione di questa settimana.

Qualche anno fa mi è capitato di vedere un bel film-documentario, di J. Turturro, dedicato alla canzone napoletana ed alla città che le dà linfa, ragione e giustificazione, che si intitolava, per l’appunto, PASSIONE, come la canzone oggetto della trascrizione di questo appuntamento, e di cui consiglio, a tutti gli interessati, la visione.

« Ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta... e poi c'è Napoli »

Appena fuori dalla sala già incominciai ad almanaccare sulla possibilità di trascrivere per chitarra questa bellissima melodia ma poi, come sempre mi succede, distratto dal solito, quotidiano tran tran dal quale mi lascio troppo spesso irretire, persi di vista le buone intenzioni ed accantonai il progetto in chissà quale polveroso angolino della mente. Certe emozioni, però, come certi amori, più che dimenticate o accantonate, sono in realtà semplicemente sospese, e continuano a fluttuare nell’anima, a galleggiare nella mente e a ronzarti nel cuore fino a che, alla prima, anche futile, occasione, balzano prepotentemente avanti e si riappropriano di tutto il posto che loro compete. Sicché, quando persona cara me ne ha chiesto, più o meno velatamente, la trascrizione, non ho avuto un attimo di dubbio e mi sono lanciato a capofitto nell’impresa

Passione è un’altra di quelle canzoni che mi ronza in testa da sempre, avendo “girato” per anni sul vecchio giradischi di mio padre del quale vi ho già detto fin troppe volte; prima nella dolce e carezzevole versione di Murolo, in seguito (molto più tardi e non più su quel coso a vapore ) nell’insuperabile interpretazione della piccola eppur grande Lina Sastri. E, nel frattempo, decine di altre volte, nelle versioni diverse e più o meno riuscite di tanti grandi interpreti. Naturalmente, una canzone come quella di cui stiamo trattando non poteva, per tutta una serie di ragioni che tenterò, almeno in parte, di spiegare, se avrete ancora una volta la bontà di seguirmi, non restarmi impressa nella mente e nell’anima; e non poteva che continuare a vibrare, sempre in agguato, come un “servofreno dentro al cuore”, per scattare al minimo accenno, al primo segnale incoraggiante.

“Ci sono, però, cose, nella vita, che non hanno confini netti, precisi, misurabili col centimetro, ma che sfumano, degradano, si confondono, confluiscono l’una nell’altra, come l’acqua di mare alla foce del fiume, e, per le quali, non è nelle umane possibilità operare una distinzione. Destino poi è un prestigiatore malvagio capace di estrarre, ogni volta, quando meno te lo aspetti, la carta sbagliata dai suoi tarocchi truccati. E sbattertela in faccia sogghignando.”

Più o meno così mi è capitato anche per la stesura di questa trascrizione la quale, appunto perché attiene a temi quali la “passione” che si può provare per questa o quella cosa, persona, attività o interesse, mi è risultata relativamente ostica dato che, ogni volta, nessuna delle soluzioni che cercavo di adottare mi pareva all’altezza della situazione. Probabilmente perché, quando si pretende di mettere per iscritto - sia in un testo musicale che di prosa e pur concedendo all’estensore notevoli capacità di comunicazione – un sentimento, un moto dell’animo, una vibrazione, un palpito, insomma, in una parola, una “passione” non ci sono segni ortografici o di sintassi bastanti a veicolarne la qualità.

“Ma le lacrime non si possono scrivere.  Mi resi conto, infatti, che tutto quello che avrei voluto dirle, per quanti sforzi io facessi, per quanto mi adoperassi, per quanti fogli strappassi ricominciando da capo, mi restava, invariabilmente ed inesorabilmente nella penna.”

E, forse, l’unico modo – o uno dei pochi accessibili agli umani - per cercare, in una qualche maniera, di mettere “per iscritto” un sentimento, ce lo offre la musica. Non per essere di parte, ma mi sembra che la sua universalità rispetto ad altre arti quali ad es. la letteratura o la poesia, più legate al linguaggio ed alla parola, le consenta di suggerire all’ascoltatore senza imporre, di descrivere senza specificare, di veicolare pur lasciando all’immaginazione ed all’animo di chi ascolta ogni sorta di interpretazione; insomma, in breve, di cortocircuitarsi direttamente al cuore, senza passare prima per la decodifica della mente.

A volte fra due persone, che si conoscono e si amano da tanto tempo, può passare un lampo, come un’ombra, un fremito, una tendenza dell’animo a vibrare, insomma un qualcosa che si affaccia dagli occhi e dice molto meglio e molto di più di quanto non si possa dire in ore ed ore di discorsi, né si riesca a scrivere, con la miglior penna del mondo, in pagine e pagine di storie.

Forse proprio per questo il risultato finale, una volta ottenuto e pur a prezzo di tanti “taglia e cuci” non mi è sembrato propriamente cattivo e, dunque, oso qui presentarvelo sperando nella “clemenza della corte”.