Romanza popolare catalana

 

di Alessandro Altieri

sandroaltieri@alice.it

ROMANZA POPOLARE CATALANA (Giochi Proibiti)

Bentrovati a tutti quelli che seguono la rubrica e grazie per l’assiduità e le mails che ricevo frequentemente!

La trascrizione di questa settimana si riferisce ad un classico del repertorio di pressoché ogni chitarrista; infatti alzi la mano chi non ha MAI eseguito sul nostro strumento la celeberrima melodia di GIOCHI PROIBITI.

Ricordo ancora con un certo imbarazzo un episodio di ormai tantissimi anni fa che, con il vs. permesso, mi piace riportare qui. Entrato il sottoscritto in un negozio di strumenti musicali ed avendo visto esposte in bella mostra una serie di chitarre, (chi di voi ancora si ricorda della Di Giorgio?) lo scrivente, appena ragazzetto, chiese al negoziante se fosse possibile provarne qualcuna. Il proprietario, evidentemente assai infastidito da tutta una serie di miei probabilmente coetanei “predecessori” sicuramente chissà quanto importuni e petulanti, acconsentì piuttosto malvolentieri alla prova ma dichiarò solennemente, pur se tra il serio ed il faceto: - Va bene, te le faccio provare ma solo a patto che non mi suoni GIOCHI PROIBITI!!

Che fosse il brano più inflazionato e popolare fra i tanti che si provavano ad accennare i chitarristi in erba, specie di quel momento storico, è assolutamente fuori discussione e l’episodio sopra riportato dovrebbe dare un’idea sufficiente della dimensione e della misura della sua popolarità. Tanto apprezzamento e diffusione erano senz’altro dovuti, oltre che al fascino della melodia ed al riuscitissimo arrangiamento ideato da Narciso Yepes, pulito, essenziale ed efficace, sicuramente anche (e, probabilmente, in più in larga misura) all’enorme successo che ebbe in tutto il mondo il film del quale fu fortunata colonna sonora, insieme ad altri pezzi antichi eseguiti dallo stesso Yepes.

Il film al quale mi riferisco si intitola, per l’appunto “Giochi proibiti (Jeux interdits)”, fu diretto nel 1952 da René Clément, ed ottenne il Leone d'oro quale migliore in concorso alla 13ª Mostra del Cinema di Venezia. In due parole tratta di un amore infantile reso drammatico dalla realtà che lo circonda: mentre infuria la guerra Paulette, cinque anni, e Michel, undici, ripetono nei loro giochi gli orrori e le crudeltà che vedono quotidianamente. Quando gli adulti tentano di separare i due bambini, Paulette fugge.

La paternità della melodia è cosa ancora controversa e le mie poche ricerche in questa direzione non hanno contribuito granché a modificare le informazioni che possiedo al riguardo. Mi risulta che alcuni la attribuiscono addirittura a F. Sor, altri (più probabilmente, per la mia modesta opinione!) ad un autore anonimo di origine popolare (Romanza Popolare Catalana); qualcuno sostiene che, invece, la musica, attribuita erroneamente a Sor sulla base di un manoscritto dell’epoca, sarebbe stata composta, verso la fine dell’Ottocento, dal chitarrista spagnolo Antonio Rubira con il titolo di “Estudio para guitarra” ed altri ancora, infine, la vogliono addirittura farina del sacco dello stesso Narciso Yepes, anche se, va detto ad onor del vero, egli non si è mai attribuito tale merito.

Quale che sia la verità a questo proposito – chissà che un giorno non avremo la risposta? - questa bella melodia ha ammaliato generazioni di ascoltatori, accompagnato migliaia di giovani coppie, è stata eseguita su tutti gli strumenti possibili ed immaginabili, dal flauto andino all’organetto lucano, sulle spiagge, nelle scuole, per le strade e persino in qualche recital “serio” di chitarra classica.

Per inciso essa viene quasi sempre eseguita nella versione per chitarra sola di Narciso Yepes (almeno, a me è capitato sempre di ascoltarla così) in tonalità di Mi, il che facilita notevolmente l’esecuzione, consentendo di avere molte corde libere, specie nella parte minore.