Serenata Napulitana

 

DUE PAROLE SULLA TRASCRIZIONE

Serenata Napulitana

Di Giacomo – Costa (1896)

Fra i miei più antichi ricordi musicali (come vi ho già accennato in qualche precedente puntata di questi nostri appuntamenti correva il secolo scorso ed il sottoscritto era, certo, meno che decenne, all’epoca!) uno dei più “profumati” e “tinti di rosa” – se mi passate la terminologia -  per quanto ormai sempre più sfumato ed immerso nella foschia generata dall’inesorabile scorrere del tempo, è certamente quello legato ad un vecchio giradischi, rigorosamente monofonico, che stava sul tavolo di mio padre e che egli teneva col sacro rispetto e la maniacale cura che si riservano alle reliquie, nonostante ce l’avesse in un conto di gran lunga maggiore  Ricordo perfettamente che, per dare degnamente inizio alla giornata, egli era solito, tutte le mattine, ascoltare dalla gracchiante voce che ne scaturiva, piena di raucedini, granchi e crepitii vari, una o due canzoni scelte fra le sue preferite, dando così la sveglia all’assonnato sottoscritto, oltre che all’intera famiglia, e preparandolo, con abbondante colazione, alla giornata “scolastica” che lo attendeva.

Il repertorio napoletano la faceva di gran lunga da padrone, essendo mio padre un grande appassionato di quel genere, e molto spesso la scelta cadeva su canzoni interpretate da Fausto Cigliano o, più spesso, da Roberto Murolo. Forse – chi può più dirlo, oggi, a distanza di tanto tempo?!? – fu proprio in quel periodo che inizialmente si insinuò e successivamente si caricò, nella mia mente e nel mio cuore, quella molla che sarebbe scattata, diversi anni dopo, non appena mi capitò di imbracciare una chitarra.

Certo è che fu amore vero e a prima vista!

Con ogni probabilità perché il solo fatto di avere per le mani una seicorde mi confermava ogni giorno di più nell’illusoria sensazione di essere in grado di cantare con la stessa voce calda ed appassionata di quegli interpreti e di usare lo strumento con pari maestria. Per inciso e per quegli strani scherzi che Messer Caso si diverte a disseminare sul nostro cammino, molti anni dopo avrei avuto il privilegio – ma in quel momento non potevo certo saperlo e forse neanche apprezzarlo - di frequentare le lezioni tenute proprio da una di quelle illustri e nobili Chitarre che, Suo malgrado, accompagnava, oltre che una voce così autorevole, anche ogni mio risveglio mattutino.

La Serenata Napulitana oggetto della trascrizione di questo appuntamento è in realtà scaturita, motu proprio, esattamente e fluidamente da quelle remote fonti anche se, inevitabilmente, filtrata dal tanto (troppo?) tempo trascorso e, rispetto agli iniziali tentativi, da qualche accordo in più che nel frattempo mi è riuscito di imparare.

La tonalità di SOL+ consente di ottenere molte corde libere il che rende questa trascrizione relativamente facile per quanto attiene alla difficoltà di esecuzione. Si comincia con l’esposizione della iniziale melodia ribattuta (crome) la quale introduce subito al “canto”, che vi consiglio, come sempre, di evidenziare e di esporre senza esagerato rigore ritmico. A me capita sempre di ritornare, con i sensi della memoria, alle accorate interpretazioni che vi ho accennato sopra ed alle profonde, melodiche voci le quali, ancora adesso, ogni volta che la accenno con la chitarra, mi sussurrano ….

“Dimme, dimme, a chi pienze assettata
sola sola, addereto a sti llastre?
'Nfacci'ô muro 'e rimpètto, stampata,
veco n'ombra...e chest'ombra si' tu!”

Una piccola cadenza sull’accordo di Re7 ci porta al ritornello, esposto con l’immancabile tecnica del tremolo (bè, siamo a Napoli, no?!?... ;-) frammisto a parti “cantate” senza “mandolino”. La cosa che mi preme di più ogni volta che suono questa parte del ritornello (anche se coi discutibili risultati di cui son capace!) è la ricostruzione di quella meravigliosa, accorata atmosfera che accompagna non solo tutta la splendida canzone che stiamo trattando ma soprattutto il povero innamorato deluso che, affranto, ulula alla sera …

“…. Ah, che notte, ah, che notte!...
Ma pecché nun t'affacce? …”

Potenza della chitarra è proprio l’intrinseca capacità che la contraddistingue di rievocare quello spirito, di rispondere fremendo, senza mai dire di no, al solletico delle vostre dita.

Il ritornello si chiude con il ritorno alla melodia introduttiva iniziale anche se, questa volta, più lenta e senza ribattute, a rappresentare la triste constatazione che sta per arrivare ad un cuore innamorato

“ … Catarí', Catarí', mm'hê lassato...
tutto 'nzieme st'ammore è fernuto … “

Come gli amori di oggigiorno, che nascono e muoiono con la desolante velocità alla quale siamo ormai tutti avvezzi, così questa seconda strofa espone il canto accompagnandosi con delle rapide terzine di semicrome che fanno, allo stesso tempo, da variazione al tema e da conclusione del medesimo. Infatti, dopo la ripetizione del ritornello la canzone chiude con la ripetizione “pari pari” dell’Intro ed un piccolo gioco di armonici conclusivo.

Che altro dire? Come ho già raccontato fino alla noia quel che mi lega a questa canzone sono, più che altro, una serie di esperienze e di ricordi personali che, appunto perché tali, non possono certo essere condivisi o percepiti dalla maggioranza di voi. Spero solo, in un qualche e ad ogni modo, di riuscire con questo lavoro a trasmettere, anche ad uno soltanto degli affezionati che ci seguono, quelle emozioni e quelle sensazioni che ancora oggi, a distanza di tanti anni ormai, hanno la magica capacità di sopraffarmi ogni volta che ascolto la Serenata e di trasportarmi di colpo a quelle mattine assonnate, a quel giradischi con la tosse e a quella mia infantile “age”, ahimè, ormai irrimediabilmente andata.

Grazie per avermi sopportato anche stavolta.

Un e-bbraccio a tutti,

Alessandro Altieri



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Serenata napulitana

A.Altieri, chitarra

di Alessandro Altieri

sandroaltieri@alice.it