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Pag.5 - Fughe (anni '74- '75)  

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di Flavio Cucchi


Nizza


Gli anni 1974 e '75 sono stati anni di viaggi.

Il primo è stato per motivi di studio: Alexander Lagoya, il più affermato chitarrista francese dell'epoca, noto per il suo duo con la celebre Ida Presti, teneva a Nizza un corso alla Académie National d'été (Eccolo, a Nizza, in una foto con Domenico Lafasciano)


Come ho già scritto, le informazioni negli anni '70 in mancanza di internet (che ha davvero rivoluzionato il mondo) non erano facilmente accessibili, bisognava andarsele a cercare fisicamente e spesso, semplicemente, non era possibile saper niente di quel che succedeva in alcune aree geografiche, vuoi per problemi di lontananza o per ragioni politiche (Cina, blocco Sovietico ecc.).


La scarsità di informazioni aveva un solo lato positivo: costringeva a pensare di più e a cercare soluzioni con le proprie forze e questo creava, nella chitarra, una grande quantità di stili diversi.


Lagoja, per esempio, aveva una tecnica tutta sua e suonava toccando le corde con la parte destra dell'unghia.


Mi sono iscritto al corso di Nizza nell'estate del '74.

Alexander Lagoja era una persona molto gradevole, elegante, con un atteggiamento molto signorile, non imponeva mai i suoi punti di vista, specialmente sull'impostazione, visto che si trattava di un breve seminario, ma aiutava con leggerezza l'allievo a realizzare le proprie idee.


A dire il vero ricordo quel periodo più che altro per i bagni a mezzanotte al Boulevard des Anglais e per una graziosa chitarrista libanese, ma forse tutti i corsi estivi, nei ricordi, finiscono in questo modo.


Al termine del seminario il M° Lagoja mi ha invitato a tenere un concerto per un evento che si sarebbe tenuto dopo alcuni giorni.


Io avevo finito i soldi e stavo per ripartire, così ho dovuto declinare l'invito ma Lagoja ha insistito per sapere il motivo del mio rifiuto e quando glie l'ho detto si è messo a ridere, ha aperto il portafoglio e mi ha dato quello che mi serviva per poter restare.

Di quel concerto, in cui suonavano altri partecipanti al corso, ricordo un episodio sgradevole ma istruttivo: stavo per salire sul palco quando una chitarrista che avrebbe dovuto suonare dopo di me si è avvicinata di corsa e mi ha detto: ”hai un bel coraggio a fare gli accordi ribattuti del Tema Variato così veloci…”


Io, che prima non avevo mai pensato che questo fosse un problema, preso alla sprovvista, ci sono cascato come una pera e arrivato alla variazione ho pasticciato gli accordi ribattuti e mi sono così arrabbiato da compromettere l'intera esecuzione.


Ho visto un altro episodio simile alla semifinale di un concorso internazionale: un concorrente (che poi ha avuto una discreta carriera) si è avvicinato al semifinalista che stava per andare in scena con il pezzo a scelta e gli ha fatto: ”ma sei sicuro di voler suonare proprio Paganini? Non mi sembra il tuo forte…”


Morale:

1- esistono persone che si comportano male

2 - faremo bene a farci crescere un po' di pelo sullo stomaco.



New York


Nel 1975 ero abbastanza avanti con la preparazione.


Stavo preparando un programma in duo con Paolo Paolini per un concerto e, visto che lui doveva andare a New York per questioni personali, mi ha proposto di accompagnarlo, così avremmo potuto continuare le nostre prove.


Per me si trattava del primo viaggio in un altro continente e ho pensato che fosse una bellissima idea, anche perché avevo conosciuto da poco un'artista Newyorkese che viveva nel Village e sarebbe stata un'occasione per rivederla.


A New York siamo stati ospiti anche di una amica di Paolo, una cantante dell'entourage di Andy Warhol: l'incredibile Tally Brown.

Malgrado l'apparenza davvero originale, Tally era una persona molto sensibile, intelligente  e fine conoscitrice della natura umana.


Tally ci ha portato alla famosa "Factory" di Warhol in Union Square.

Purtroppo Andy non c'era e abbiamo perso l'occasione di conoscerlo di persona, ma c'erano i “New York Dolls” un gruppo pre-Punk che, insieme ai Velvet Underground e altri, gravitava nell'ambiente di Andy Warhol.


I NY Dolls, ci hanno invitato il giorno dopo a una festa per la presentazione di un loro disco.


La festa si svolgeva in un grande loft arredato in modo originale, c'era molta gente ed è andata avanti tutta la notte. I dettagli della festa, dato l'ambiente e i padroni di casa, ve li potete immaginare.


Dopo un viaggio a Detroit e una visita alle Niagara Falls Paolo è rientrato in Italia.

Io sono andato a Toronto a trovare un amico chitarrista e ho fatto l'errore di lasciare la chitarra qualche ora nel baule della macchina. Quando ho aperto la custodia, in casa del mio amico, ho scoperto che si era spaccato il piano armonico.

Il freddo secco del Canada ha fatto parecchie vittime fra i chitarristi, bisogna sempre viaggiare con l'umidificatore nella custodia quando ci si trova in quei climi.


Sono tornato poi a NY per qualche tempo dall'amica pittrice (oggi è un'affermata illustratrice di Rolling Stone, New Yorker ecc. ) prima di tornare in Italia in tempo per il primo concerto in duo Con Paolo Paolini.

Mi sono successe molte cose interessanti in questo mio primo viaggio negli USA, una ha anche segnato la mia vita ma non avendo a che fare con la chitarra ve la risparmio.



India


Tornato in Italia, dopo il debutto del duo siamo stati invitati dal grande sitarista indiano Arvind Parich (un altro dei famosi amici di Paolo) per una tournee in India.

Prima volta in Asia e prima volta in America nel giro di un anno…dai NY Dolls ad Arvind Parich.


Abbiamo suonato a Delhi, Calcutta, Bombay, Madras e Poona presentando un programma misto, dalla musica rinascimentale alla musica moderna.

Il programma è piaciuto al pubblico, e ce lo dimostrava nel suo modo peculiare, ondeggiando la testa sorridendo (anche se in verità sulla Serenata per un satellite sono apparsi un po' perplessi).


I momenti più belli di questo viaggio li ho passati a Bombay, oggi Mumbay, residenza di Arvind, che ci ha organizzato concerti a casa sua invitando i suoi illustri colleghi musicisti (Vilayat Khan, Imrat Khan ecc.).


Ci siamo fatti una bella scorpacciata di musica indiana di alta qualità.

Una sera Arvind ci ha anche portato a un festival di musica all'aperto e in quell'occasione ci ha presentato il giovane tablista Zakir Hussain, che proprio nel 1975 entrerà nel famoso gruppo “Shakti” con John Mc Laughlin.


Zakir, avvicinandosi  ad  Arvind Parich, che godeva di grande prestigio, si è accucciato davanti a lui e gli ha toccato la punta dei piedi con le dita in segno di rispetto, come si usa fare in India.


Di quella serata ricordo un episodio curioso: tra i sitaristi che si avvicendavano sul palco

è apparso anche uno che faceva un sacco di note veloci accompagnate da ammiccamenti ed espressioni del viso esagerate.


Arvind lo guardava serio e sembrava irritato da quella vuota esibizione.

Evidentemente anche in India, come da noi, esistono i musicisti del genere:

“guardatemi ! guardatemi !” …. (Io preferisco quelli: “ascoltatemi”.).


Io non sono invidioso del successo dei colleghi, anzi, tendo a “innamorarmi” dei musicisti che mi “toccano l'anima” con il loro stile e la loro intenzione musicale, ma mi irritano i musicisti che cercano il  successo attirando l'attenzione su di sé piuttosto che sulla loro musica.

Questi mi fanno sentire in imbarazzo, mi sento preso in giro, mi viene voglia di andare via….


I musicisti chi mi piacciono, quando suonano sono intensamente interessati a creare la musica come la intendono loro.

Alcuni nel fare questo fanno strane espressioni, ma quando sono spontanee e non artificiali non ci faccio nemmeno caso.

Bream per esempio faceva a volte delle smorfie mostruose, di cui avrebbe certamente fatto volentieri a meno se avesse potuto.


Diversi sono quelli che fanno intenzionalmente ammiccamenti, moine e sguardi languidi con lo scopo di ottenere consenso dal pubblico.

Questi stanno ai primi come i cinepanettoni stanno al cinema di Kubrik.


Eccomi sul Gange a Calcutta.

e a Delhi

Alla fine di dicembre siamo tornati in Italia, dove mi aspettava una brutta sorpresa.


(continua)