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Pag.4 - Preparazione (anni '71- '73)

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di Flavio Cucchi


Preparazione


I primi anni '70 li ho passati  re-imparando a suonare la chitarra con la nuova impostazione e con un punto di vista diverso da quello che avevo prima, ammesso e non concesso che prima avessi un punto di vista.


Di fatto suonavo istintivamente, mi venivano delle idee e le realizzavo senza pormi ulteriori problemi, cosa che a volte non era apprezzata dal M° Company.

A dire il vero questo modo di fare non mi ha mai del tutto abbandonato: quando registro, per esempio, il primo take lo faccio senza pensare, poi analizzo, ascolto, rifletto, rifaccio…e mi rendo conto che la versione che mi piace di più, almeno come idea se non come realizzazione,  è sempre la prima.


Si direbbe che esistano due piani diversi di decisione per quanto riguarda le scelte interpretative: uno, più alto, puramente estetico, immediato, che non richiede nessuna spiegazione e nasce dall' interno della persona, e uno più basso, razionale, che si pone problemi di filologia, analisi, prassi esecutiva, moda del momento ecc. (tutte cose esterne alla persona).


Credo che i bravi concertisti debbano possedere un buon equilibrio tra questi due elementi, dove il primo (che è il carattere e la creatività individuale) sia temperato dal secondo che, almeno per chi suona musica classica, deve esistere.


Quelli che usano solo il primo rischiano di prendere delle cantonate, quelli che usano solo il secondo potranno essere bravi professori ma come interpreti la noia è garantita.


Comunque il controllo delle dinamiche e l'uso dei timbri (108 colori diversi secondo Alvaro Company) è stata una scoperta che mi ha molto arricchito e questo lo devo senz'altro al mio maestro.



Sparire


Nell'estate del 1971, in seguito a una serie di disavventure personali ho ritenuto opportuno prendere una boccata d'aria e fare una cosa che oggi è praticamente impossibile: sparire per qualche mese.


Nel '71 non esistevano telecamere, carte di credito, cellulari, GPS, internet, non c'era l'Unione Europea …quando passavi il confine eri davvero sparito, eri in un altro mondo e non c'era modo di rintracciarti se non lo volevi tu (o se non ti arrestava la Polizia).


Sono partito in autostop con l'amico Daniele, chitarrista e compositore conosciuto in conservatorio (che con mio grande dolore ci ha lasciato due anni fa), e siamo andati dapprima in Germania.


Per far sapere ai miei genitori che ero ancora vivo ogni tanto mandavo una cartolina come questa

Mitica la sua esibizione del “Solfeggio parlante” classico della “metamusica” del '73 eseguito coraggiosamente a Milano davanti a 65.000 giovani che si aspettavano musica rock.

https://www.youtube.com/watch?v=3o749M4ukxI


Firenze in quei primi anni '70 era una città molto viva nell'arte contemporanea e sperimentale: sono gli anni di Archizoom, il Gruppo 9999, Superstudio, gli Ufo; ci sono spazi per incontri culturali come la casa editrice Centro Di e la galleria Schema, si sviluppa la videoart e qui, in quegli anni prenderanno il via artisti come Bill Viola, Kounellis, Melotti, Chia e molti altri. C'era interesse e collaborazione tra artisti di aree diverse.

In questa foto partecipo con Paolo Paolini ad un happening del poeta visivo Eugenio Miccini (Concerto verbale gestuale fonetico).


Abbiamo cominciato a suonare insieme ed è nata una collaborazione che è durata parecchi anni dando molti frutti (Associazione Ricercare, Festival Musicale d'Autunno, Guitar Symphonietta ecc.) come vedremo in seguito.



Via degli Artisti


Tra le altre cose grazie a Paolo ho finalmente lasciato il mio precedente appartamento di via Tosinghi.


E' andata così: una sera, ero appena tornato da Cortina, Paolo mi ha telefonato per invitarmi a una festa da una sua amica in via degli Artisti.

Mi sono trovato in un bel terra tetto con giardino, a due passi dal centro,  in fondo a una stradina privata conosciuta come “il Vialino”, il cui lato destro consisteva in una serie di studi di pittori ed era abitato da artisti. L'atmosfera era molto vivace e stimolante.


Il terra tetto era diviso in tre appartamenti in cui abitavano alcune ragazze che partecipavano alla festa.

La festa è andata avanti fino a notte tarda, così mi sono trattenuto a dormire lì, e ci sono rimasto per 38 anni!


La vita nel nuovo appartamento era favolosa!  Si suonava tutte le sere: le prove con Paolo per il duo, improvvisazioni con Tony Sidney dei “Perigeo” o con altri musicisti di passaggio, letture di pezzi da camera con violinisti, flautisti, cantanti, le prove con Caterina Bueno…avevo sempre la chitarra in mano e la casa piena di gente.


Dalla casa di Via degli Artisti negli anni sono passati Roberto Benigni, Elio delle Storie Tese, Paolo Poli, il direttore d'orchestra Piero Bellugi, Eugenio Miccini e altri poeti visivi, i chitarristi Eliot Fisk, i fratelli Assad, Jacob Linberg che dopo un po' di chianti cantava i Beatles accompagnandosi con il liuto, John Duarte, Colin Cooper di Classical Guitar, Corazon Otero, il soprano Dorothy Dorow, Ruggero Chiesa, Oscar Ghiglia, Leo Brouwer, Aldo Reggiani (“La freccia nera” TV) e molte altre persone meno conosciute ma non meno straordinarie: persone che facevano della loro vita un'opera d'arte, e che in quel particolare momento storico avevano la possibilità di esprimersi in tutta libertà.


Ho lasciato il Vialino nel 2011, i tempi erano cambiati e aveva perso la sua fisionomia e il suo fascino.


(continua)


Il nord est era la Danimarca, da cui dopo varie avventure, finiti i soldi e dopo qualche giorno di quasi digiuno, Daniele ha deciso di tornare in Germania mentre io sono rimasto a Copenhagen.


Suonare la chitarra, in questa vita mi ha sempre aiutato a risolvere i problemi: ho cominciato così a fare “concerti” per le strade per raggranellare qualche soldo e presto il vento ha cominciato a girare a mio favore.


Ho incontrato una bella ragazza canadese e in autostop abbiamo raggiunto Amsterdam.

Lì abbiamo dormito nei sacchi a pelo in Vondelpark, un bellissimo parco letteralmente invaso da Hippy che venivano da tutto il mondo.

Ma il dormire per terra è durato poco: ancora una volta la chitarra mi doveva portare fortuna.


Una mattina stavo suonando per tenermi in esercizio e una signora, molto interessata, si è fermata ad ascoltarmi: era la sorella dell'insegnante di chitarra del conservatorio di Utrecht.


Musicista anche lei, amichevole e aperta, ci ha ospitati nella sua bella casa, accanto al Rijksmuseum dove me la sono spassata per un paio di settimane, prima di trovare un passaggio diretto da Amsterdam a Firenze su una Fiat 600 da un suo amico italiano che rientrava a casa.


Sono successe tante cose in quei due mesi ad alta densità di emozioni ma non riguardano la chitarra se non per il fatto che, come abbiamo visto, mi ha reso la vita più facile.

Mi dispiace di non aver foto di questo viaggio ma, non ci crederete, in quel tempo per avere una foto ci voleva un fotografo: le macchine fotografiche di allora erano costose, delicate e bisognava saperle usare.



Firenze e l'arte moderna


Nel 1973 cominciavo a suonare pezzi da concerto.


L'ambiente del conservatorio era molto stimolante e la chitarra era vista con grande interesse dai compositori moderni e dagli altri strumentisti. La musica contemporanea era in fermento, si svolgevano happening o concerti che suscitavano polemiche ma erano molto seguiti e  si sentiva una grande vitalità nell'ambiente.


Tra i protagonisti fiorentini della musica sperimentale che gravitavano nell'ambiente del conservatorio quello che mi aveva colpito di più era il pianista e compositore Giancarlo Cardini, qui anche con John Cage.

Non bisogna dimenticare poi che in quel tempo, personaggi del calibro di Petrassi, Berio, Nono, Henze, Stockhausen ecc. erano persone reali, con cui potevamo avere a che fare, non nomi su un libro di storia della musica.



Riccardo Luciani


Per guadagnarmi da vivere, tra le altre cose, registravo musiche originali per la Televisione o per il cinema.

Allora in mancanza di computer, batteria elettronica, suoni campionati ecc., per registrare ci volevano i musicisti in carne ed ossa.


Lavoravo molto per il compositore Riccardo Luciani, che ha scritto cose bellissime ma, con

con suo disappunto,  sarà ricordato più che altro per la sigla televisiva dell'”Almanacco del giorno dopo”, una composizione in stile antico che è andata in onda tutti i giorni per moltissimi anni.


https://www.youtube.com/watch?v=1rxV6rhwLAM


Luciani aveva una profonda familiarità con le forme musicali e una capacità improvvisativa impressionante: alle feste nella sua bella casa in collina bastava dare un numero di telefono, (che trasformava in note) e il nome di un autore e lui poteva improvvisare un notturno in stile di Chopin, una Fuga alla Bach, una sonata alla Beethoven…qualsiasi cosa!

A volte Luciani coinvolgeva nelle sue produzioni per film e TV il compositore americano, David Kimball, con cui ho studiato privatamente contrappunto. Entrambi erano stati allievi del celebre Rosario Scalero, che era stato maestro di Samuel Barber e di tanti altri.


Ricordo che una volta siamo andati insieme a Vienna per registrare delle loro composizioni da camera (ensemble di archi con chitarra) con musicisti dei Wiener.  Lì ho avuto l'occasione di prendere un caffè con il celebre pianista Alfred Brendel, un tipo bizzarro che faceva collezione di articoli di giornale buffi o inconsueti, e ho anche scambiato due chiacchiere con Gyorgy Ligeti che mi ha mostrato una sua partitura, bellissima anche solo da vedere.



Paolo Paolini


In quei primi anni '70, nell'ambiente del conservatorio è nata l'amicizia e la collaborazione con il primo diplomato del M°Company: Paolo Paolini.


Paolo era (è) più grande di me di 8 anni. Artista poliedrico, persona brillante, colta e capace, conosceva un'incredibile quantità di persone eccezionali: musicisti, poeti visivi, artisti figurativi, artisti pop, intellettuali, e mi ha aperto le porte di un mondo che mi sembrava il paese delle meraviglie.