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APPROFONDIMENTI

ROLAND DYENS

Pittura a sei corde


Ecco anche un esempio di legenda esplicativa dei vari simboli e indicazioni meno convenzionali che spesso precede le partiture delle sue pubblicazioni:



























Tutto ciò sottolinea la forte volontà dell'autore di imprimere con ogni mezzo possibile la propria idea interpretativa ed espressiva sulla carta affinché altri esecutori possano comprendere con assoluta chiarezza il suo pensiero.

Alla domanda sul motivo della scelta di una scrittura così particolareggiata Dyens risponde:

[…] “sono un' pignolissimo'. Perché? Credo nel rispetto della gente e della musica. La musica è un arte difficile, la chitarra è uno strumento difficile, labirintico, complesso e sofisticatissimo.”.

[…] “Quando leggo certi spartiti senza la minima diteggiatura - in particolare scritti da chitarristi - devo confessare che mi viene a volte un po' di 'odio'. Mi dico in petto 'ma quello non ha rispetto nemmeno per i lettori, quindi per i potenziali interpreti della sua musica?' ”.

Aggiunge poi un aneddoto:

“Un giorno, rileggendo una parte di una composizione che stavo facendo (ancora incompleta), mi sono 'odiato' perché non mi 'capivo' in alcuni punti. Non ero più in grado di suonare quella parte in modo corretto proprio perché non c'erano abbastanza indicazioni. In poche parole, al momento proprio di scrivere la musica, alcuni dettagli risultavano talmente ovvii che mi è sembrato inutile menzionarli. Quando in seguito sono andato a rileggere la parte, non mi ricordavo più quello che volevo. Assurdo! La mia musica! Da allora, vigilo per non essere mai avaro di indicazioni, anche se, a volte, sembrano 'troppe' o inutili.”.


1.6 L'IMPROVVISAZIONE

Era tradizione, insieme alla presenza nel programma di almeno un brano di Sor, che ogni concerto tenuto da Roland Dyens venisse preludiato da una parentesi improvvisativa.


La prima lecita supposizione che potrebbe formularsi, visto anche l'interesse mostrato da Dyens nei confronti del genere, è che tale consuetudine tragga ispirazione dal panorama jazzistico, dove questa pratica è punto cardine. In realtà la “sua” improvvisazione risulta invece essere una somma di varie esperienze che vanno a sommarsi a quella appena citata, e paradossalmente rimane concettualmente più vicina al pensiero classico di quanto si possa immaginare.


Diverse sono le fonti che confermano la presenza dell'improvvisazione nell'evoluzione del panorama musicale colto europeo. Vi sono testimonianze legate ad ogni periodo, dagli Organa dell'Ars Antiqua alle diminuzioni rinascimentali, dalla toccata dei secoli XV e XVI alle fioriture estemporanee del basso continuo.


A queste si sommano le cronache storiche che trattano dell'abilità improvvisativa di musicisti illustri quali Girolamo Frescobaldi (1583-1643), Ludwig Van Beethoven (1770-1827), Joseph Anton Bruckner (1824-1896), o che riportano di “gare” che vedevano misurarsi personaggi come George Friedrich Händel (1685-1759) e Domenico Scarlatti (1650-1757), o Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e Muzio Clementi (1752-1832).


Da circa la seconda metà dell'Ottocento l'interesse per l'improvvisazione iniziò a spegnersi, rimanendo prassi di qualche cadenza vocale o strumentale all'interno di opere o concerti fino ad essere definitivamente abbandonata durante il Novecento, fatta eccezione per alcuni isolati casi come la musica aleatoria o quella gestuale, dove l'estemporaneità era elemento cardine Tra i nomi più illustri legati a queste correnti vi sono l'americano John Cage (1912-1992), il tedesco Karlheinz Stockhausen (1928) e l'italiano Sylvano Bussotti (1931).


Roland Dyens si pone come prosecutore anche di questa tradizione che, forse a causa dell'elevato livello di conoscenza musicale e tecnica strumentale richiesto per poterla praticare, è stata messa da parte dagli esecutori per lasciare spazio ad un lavoro prevalentemente interpretativo di ciò che è scritto.


Una visione più chiara su come si sia sviluppata l'arte improvvisativa di Dyens viene offerta di seguito in risposta a una domanda su quali fossero i modelli ai quali si è ispirato:

…“Si tratta di un mix d'approcci. Quando ero adolescente, ho 'mangiato' tutto di Django Reinhardt. Ero capace di suonare parecchi suoi 'chorus' mentre suonava sul disco. Suonavo allora col plettro (contemporaneamente allo studio classico). Parallelamente, stava iniziando la mia storia d'amore col Brasile e le sue divine e sofisticate armonie. Questo è il mix in questione. Ero in grado di capire i processi di improvvisazione sulla chitarra.


A questo si è aggiunto poi il mio gusto tutto particolare per la canzone ed in particolare per quella francese. Non posso dire che 'devo' al (solo) jazz la mia capacità di improvvisare bensì ad una cognizione di tutto, incluso un serio studio dell'armonia e del contrappunto. Il solo jazz non ti permette di aprire i tuoi concerti con un'improvvisazione suonata su una chitarra classica… Il resto viene dal 'cuoco' Roland Dyens”.




















Improvvisazione al 20 Festival Internazionale della Chitarra di Mottola



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10. Ibidem pag. 6

11. Tra i nomi più illustri legati a queste correnti vi sono l'americano John Cage (1912-1992), il tedesco Karlheinz Stockhausen (1928) e l'italiano Sylvano Bussotti (1931).



CONTINUA




di Marco Corsi